Un posto nel posto, alla fine del mondo

Un posto nel posto, alla fine del mondo

Tirando le somme sono una di quelle persone con il rimpianto perenne di ciò che non ha ancora scoperto, anche se parlare di rimpianto in riferimento al futuro è veramente una contraddizione. Mi viene da usare questo termine perché la sensazione è la stessa che si prova quando ci si strugge per qualcosa che forse poteva essere e non è stato. Non so se avete presente, quando leggete un libro o ascoltate un brano che vi piace da impazzire, quella sensazione di inadeguatezza al pensiero che possa esistere qualcosa di ancora migliore. E il punto è che voi non lo conoscete. E chissà se lo conoscerete mai. È come un miscuglio fatto di fame di conoscenza e perfezionismo. Ecco, questo pensiero mi logora ogni volta che pianifico un viaggio. Perché ci sono piccoli villaggi nascosti e bellissimi, qualcuno li ha “scoperti” per caso, ne ha parlato, ne ha scritto, ne ha raccontato, cambiando il loro destino. Quel qualcuno si è portato al di fuori degli itinerari turistici e “certi”, probabilmente spinto dalla stessa mia inquietudine e dal bisogno di autenticità. Ma molto molto vicini a questi posti, magari separati solo da una strada, ce ne sono altri, magari bellissimi, ma più “facili”, meno autentici.

Il mio posto autentico non è nemmeno un paese, bensì una frazione di un paese, si chiama San Gregorio, estremo lembo di quella meraviglia che si chiama Puglia, 186 residenti, innumerevoli ricci di mare, un trionfo di ulivi e fichi d’india, zero parrocchie, e un peschereccio che a ferragosto, seguito dalle paranze, trasporta la statua della Madonna da Leuca fino al piccolo attracco, con quella forza delle tradizioni che soltanto chi ha saputo non farsi trovare e contaminare, riesce a non perdere. Io con le frazioni di paese ho dimestichezza da quando sono nata. Sono una ragazza di campagna, anche se sarebbe più giusto dire di montagna, il mio paese d’origine conta cinquemila anime e non ha frazioni ufficialmente segnalate da cartelli stradali, eppure, come in tanti angoli di mondo, le persone hanno sentito l’esigenza negli anni di crearsi degli spazi nello spazio. Questa cosa mi affascina da sempre. Sarà che, quando ero bambina , la mia zia preferita mi portava a camminare in una piccola località fatta di prati, orti e vecchi lavatoi – che nostalgia i lavatoi e che fortuna averli conosciuti e averci visto le donne lavare i panni – e per me era come entrare nella tana del bianconiglio, cambiava tutto, il paesaggio non era più lo stesso, era un posto nel posto.

San Gregorio è una marina del paese di Patù, situata sulla litoranea che da Santa Maria di Leuca porta a Gallipoli, la Rimini del sud, e mi viene da dire che di quest’ultima è proprio l’opposto. Niente vita notturna qui, niente “struscio”, niente locali alla moda, niente richiamo internazionale. Niente di niente, oppure tutto quello che una persona possa desiderare, dipende dai punti di vista. Qui si ricarica lo spirito, si rimettono insieme i pezzi. Si dorme nelle pajare, tipiche abitazioni rurali costruite con muri a secco, che venivano utilizzate dai contadini nei momenti di riposo, che hanno la capacità di mantenere la temperatura ed il livello di umidità, basse anche nelle ore più calde. tutto è in pietra: i muri, i lavandini, il pavimento. Ci si sente parte delle materie prime. A dividere i sentieri sterrati di campagna che portano agli uliveti, ai trulli ed alle pajare, dalla costa rocciosa e frastagliata, c’è solo una strada. Una strada che divide la terra dall’acqua. I fichi d’india dai ricci di mare. I contadini dai pescatori. L’odore di terra arida bruciata dal sole da quello di salsedine. C’è tanta di quella poesia in questa cosa. Tanta di quella vita.

A San Gregorio c’è un locale che non saprei definire, perché è prima di ogni altra cosa un luogo perfetto per un aperitivo davanti al tramonto, ma se poi ci si fa prendere la mano dalla vista, dal vino pugliese che distende i nervi, dall’atmosfera, dalla poesia che vorrei tanto saper descrivere, diventa un posto perfetto per una cena di pesce. Semplice come la felicità.

Questo locale si chiama Bar Del Moro e arrivano da tutto il Salento per bersi una birra davanti allo spettacolo che ogni sera si ripete generosamente. Per fortuna il posto è piccolo, e dovendo scontentare un buon numero di avventori, mantiene sempre una certa tranquillità. Non mi sento nemmeno di dare un giudizio obiettivo sulla cucina del Moro, sarebbe come offenderlo per me. Il pesce è freschissimo e la cucina onesta, almeno quanto il prezzo. Ma Il Moro deve essere un atto di fede, un rito al quale non sottrarsi. Conta come ci si sente.

Si sarà capito che non sono una da Gallipoli, quindi, rimanendo sulla litoranea sulla quale si trova San Gregorio, vi direi di prendere la vostra cabrio e partire alla volta della Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae, a Leuca, così chiamata perché situata sull’estremo lembo sud orientale della penisola. Qui si incontrano il Mar Adriatico e il Mar Ionio, qui c’è un’atmosfera di sacralità palpabile. Ma voi ci dovete andare per la luce. Perché, credetemi, ho una sensibilità tale nei confronti della luce da averne fatto addirittura un problema, e vi posso garantire che una luce così perfetta, abbagliante, fluida, penetrante, è difficile da trovare. Sembra davvero di essere alla fine del mondo.

To sum up, I am one of those people with the perennial regret of what they have not yet discovered, even if we talk about regret in reference to the future it is really a contradiction. I use this term because the feeling is the same as when you fight for something that maybe could be and has not been. I don’t know if you know, when you read a book or listen to a song that you like to go crazy, that feeling of inadequacy to the thought that there might be something even better. And the point is that you don’t know. And who knows if you’ll ever know him. It is a mixture made of fame for improvement and knowledge. Here, this thought wears me out every time I plan a trip. Because there are small, beautiful and hidden villages, someone “discovered” them by chance, talked about them, wrote about them, told them about, changing their destiny. That someone is taken outside the tourist itineraries and “certain”, probably driven by my own anxiety and need for authenticity. But very close to these places, perhaps separated only by a road, there are others, perhaps very beautiful, but more “easy”, less authentic.

  My authentic place is not even a country, but a fraction of a country, it is called San Gregorio, an extreme strip of that wonder called Puglia, 186 residents, countless sea urchins, a triumph of olive trees and prickly pears, zero parishes, and a fishing boat that in mid-August, followed by the trawlers, carries the statue of the Madonna da Leuca to the small dock, with the strength of the traditions that only those who knew not to be found and to contaminate, use not to lose. I have been familiar with the country hamlets since I was born. I am a country girl, even if it would be fairer to say mountain, my country of origin has five thousand souls and has no fractions officially indicated by road signs, yet, come to so many corners of the world, people have felt the need of over the years to create spaces in space. This thing has always fascinated me. It may be that when I was a child, my favorite aunt used to take me to walk in a small town made up of lawns, vegetable gardens and old wash houses – that nostalgia for wash houses and what an average fortune you know and have seen women wash clothes – and for me it was like entering the den of the white rabbit, everything changed, the landscape was no longer the same, it was a place in the place.

  San Gregorio is a marina in the town of Patù, located on the coast that from Santa Maria di Leuca leads to Gallipoli, in southern Rimini, and that it comes to say that the quest is the last one is just the opposite. No nightlife here, no “rub”, no trendy bars, no international appeal. Nothing at all, or whatever a person may want, depends on your point of view. Here the spirit is recharged, the pieces are put back together. You sleep in the pajare, the particular rural conditions built with dry stone walls, which the peasants observe in moments of rest, which have the ability to maintain the temperature and humidity level, low even in the hottest hours. everything is in stone: the walls, the sinks, the floor. It feels like part of the raw materials. To divide the country dirt roads that follow the olive groves, the trulli and the pajare, from the rocky and jagged coast, there is only one road. A road that divides the earth from the water. Prickly pears with sea urchins. Peasants by fishermen. The smell of dry earth burned by the sun from that of salt air. There is so much of that poetry in this thing. So much of that life.

  In San Gregorio there is a place that I could not define, because it is before anything else a perfect place for an aperitif in front of the sunset, but if you then get carried away by the view, from the Apulian wine that relaxes the nerves, from the atmosphere, from the poetry that I would like to know how to describe, it becomes a perfect place for a fish dinner. Simple as happiness.

  This place is called Bar del Moro and arrives from all over the Salento to have a beer in front of the show that every night is repeated generously. Fortunately the place is small, and having to deal with a good number of patrons, always maintain a certain tranquility. I don’t even feel like judging the purpose of the Moor’s kitchen, it would be like offending him for me. The fish is very fresh and the cuisine honest, at least as much as the price. But Il Moro must be an act of faith, a ritual that cannot be avoided. It matters how it feels.

  It will be understood that I am not one of Gallipoli, therefore, staying on the coast of which San Gregorio is located, come to take your cabrio and go to the Basilica of Santa Maria de Finibus Terrae, in Leuca, so called ‘extreme south-eastern strip of the peninsula. Here the Adriatic Sea and the Ionian Sea meet, here there is an atmosphere of palpable sacredness. But you have to go there for the light. Because, believe me, I have a sensitivity to light that has really made it a problem, and I can guarantee you that a light so perfect, dazzling, fluid, penetrating, is difficult to find. It really feels like the end of the world.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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