Porquerolles, un dono d’amore

Porquerolles, un dono d’amore

 «Porquerolles è rimasta uno dei luoghi più importanti della mia vita: li conoscevo uno per uno i centotrenta abitanti di allora. Mi ci sentivo come a casa. Mi hanno detto che dopo la guerra l’isola è talmente cambiata che non oso tornarci».

Queste sono parole di George Simenon, scrittore belga creatore di Maigret, uno dei due uomini più importanti per l’isola, ma certamente non importante quanto l’isola lo è stata per lui e per la moglie Tigy. La coppia scoprì l’isola nel 1926 e vi fece ritorno nel 1933 per non abbandonarla più, nemmeno dopo la separazione. Tigy infatti morì sull’isola nel 1986. Persino il loro amato cane maltese Olaf fu dato a quel mare una volta morto, accompagnato dagli stessi marinai coi quali Simenon era solito passare la notte a pescare in acque profonde. In quegli anni la coppia visse in una strana villa a ridosso del porto, chiamata Le Tameris, con un minareto nel giardino e una piccola torretta nella quale lo scrittore trovava ispirazione per i suoi romanzi, e nella quale faceva talmente caldo, che finiva per scrivere completamente nudo. La coppia fece costruire anche un forno per la preparazione della bouillabaisse, la zuppa di pesce alla marsigliese, e Simenon partecipò attivamente alla vita sociale dell’isola e la raccontó, come quando descrisse la piazzetta di fronte alla chiesa nella quale giocava a bocce con gli abitanti, che lui amava definire “un po’ pirati”. In realtà dopo la guerra l’isola non cambió affatto, e probabilmente mai cambierà: tutto è rimasto esattamente come Simenon racconta nei suoi libri.

Il merito è del secondo uomo importante per Porquerolles, probabilmente molto più importante di Simenon, François Fournier, avventuriero belga di umili origini, nato nella metà dell’Ottocento, che divenne ricchissimo per aver scoperto una miniera d’oro in Messico, e nel 1912, tornato in Francia, lesse l’annuncio di un’asta pubblica per la vendita dell’isola. Così decise che quello sarebbe stato il suo dono d’amore alla moglie Sylvia. Da quel momento fece in modo che l’isola di Porquerolles celebrasse la vita. Piantó centinaia di migliaia di alberi, fece sei figli, aprì un albergo che oggi appartiene ai suoi eredi, inizió la coltivazione della vite, e lo fece per una motivazione molto ambiziosa, ma soprattutto lungimirante: rendere l’isola economicamente indipendente e naturalisticamente ricca, come è oggi. Nel 1971 lo Stato francese acquistò l’80 percento dell’isola per proteggerla da uno sviluppo eccessivo, cosa che gli riuscì e continua a riuscirgli molto bene.

Quando un luogo ha una storia così, si capisce che il suo destino è quello di essere speciale. La storia di Porquerolles, la più grande ed occidentale delle isole dell’arcipelago di Hyeres, in Provenza, ti cattura appena sceso dal traghetto, subito dopo aver superato il piccolo porto, dove, all’imbocco della strada principale, un cartello la racconta a tutti quelli che, mettendoci piede per la prima volta, ancora non sanno che se ne innamoreranno, esattamente come successe a Fournier e Simenon.

Dimenticate la vita mondana di Saint Tropez, gli yacht, gli atteggiamenti snob, gli eccessi. Pensate ad un luogo in cui l’uomo è solo un ospite, e come tale gli è richiesto di comportarsi: è assolutamente vietato fumare all’aperto, per scongiurare il pericolo di incendi, è assolutamente vietato campeggiare, pescare, edificare e portare motocicli e auto sull’isola. A Porquerolles ci si muove a piedi o in bicicletta e le spiagge sono prive di qualsiasi servizio. L’unico centro abitato è il piccolo villaggio che prende nome dall’isola, che conta circa duecento persone. Per il resto il suo territorio somiglia davvero alla celebrazione della vita: settanta chilometri di sentieri tortuosi perfettamente segnalati in tutto, da percorrere in bicicletta o a piedi tra 156 specie di flora selvatica, una delle quali presente soltanto qui, 163 specie di uccelli, dieci spiagge di sabbia, undici spiagge di ciottoli, tre cale e 200 ettari di vigneti. Qui si produce, grazie al visionario Fournier che ne introdusse la coltivazione, e al suo discendente Le Ber oggi, un Côtes de Provence bianco e rosè assolutamente biologico, in quanto in questo luogo le vigne sono immuni da malattie e quindi non necessitano di trattamenti.

E qui vorrei fare una riflessione. In Italia stiamo a chiederci in quale modo evitare che la rigidità delle norme di comportamento in alcune aree particolarmente fragili, disincentivi il turismo. La domanda è: siamo sicuri, qualora volessimo davvero salvaguardare il territorio, di non volere felicemente fare a meno di un turismo che si sente disincentivato dalla salvaguardia ambientale?

Nel mio precedente post (http://www.lacacciatricediemozioni.it/pianosa-e-la-bellezza-della-decadenza/#) ho parlato dell’isola di Pianosa e di quanto il suo isolamento forzato, dovuto al fatto di essere stata una colonia penale, l’abbia salvaguardata. Anche Porquerolles ha vissuto un fortunoso isolamento in passato, dovuto dapprima al fatto di essere proprietà privata, e poi sede anch’essa di una colonia penale. Forse il terribile destino dell’uomo è quello di rovinare, a lungo andare, quello su cui posa gli occhi. Porquerolles mi ha regalato sensazioni bellissime, facendomi sentire la potenza della terra e del mare, ma ogni volta che la racconto con entusiasmo, fosse anche solo ad una persona, mi sento responsabile di rubarle qualcosa.

«Porquerolles remained one of the most important places in my life: I knew them one by one the one hundred and thirty inhabitants of that time. I felt like I was at home. They told me that after the war the island has changed so much that I don’t dare to go back there. ” These are words of George Simenon, Belgian writer creator of Maigret, one of the two most important men for the island, but certainly not as important as the island was for him and his wife Tigy. The couple discovered the island in 1926 and returned there in 1933 so as not to abandon it anymore, even after the separation. Tigy in fact died on the island in 1986. Even their beloved Maltese dog Olaf was given to that sea once he died, accompanied by the same sailors with whom Simenon used to spend the night fishing in deep waters. In those years the couple lived in a strange villa near the harbor, called Le Tameris, with a minaret in the garden and a small turret in which the writer found inspiration for his novels, and in which he was so hot, that he ended up writing completely naked. The couple also built an oven for the preparation of bouillabaisse, the Marseillaise fish soup, and Simenon actively participated in the social life of the island and told it, as when he described the small square in front of the church in which he played bowls with inhabitants, whom he loved to call “a little pirate”. In reality, after the war the island did not change at all, and probably never will change: everything has remained exactly as Simenon tells in his books. The merit is of the second important man for Porquerolles, probably much more important than Simenon, François Fournier, a Belgian adventurer of humble origins, born in the mid-nineteenth century, who became very rich for having discovered a gold mine in Mexico, and in 1912 , back in France, he read the announcement of a public auction for the sale of the island. So he decided that this would be his gift of love to his wife Sylvia. From that moment he made sure that the island of Porquerolles celebrated life. He planted hundreds of thousands of trees, had six children, opened a hotel that today belongs to his heirs, began the cultivation of the vine, and did so for a very ambitious but above all far-seeing motivation: to make the island economically independent and naturalistically rich, as it is today. In 1971 the French state bought 80 percent of the island to protect it from excessive development, which it succeeded and continues to do very well. When a place has a story like this, we understand that its destiny is to be special. The history of Porquerolles, the largest and westernmost island of the archipelago of Hyeres, in Provence, captures you as soon as you get off the ferry, immediately after passing the small port, where, at the entrance to the main road, a sign tells it to all those who, setting foot for the first time, still do not know that they will fall in love, exactly as happened to Fournier and Simenon. Forget the social life of Saint Tropez, yachts, snobbish attitudes, excesses. Think of a place where man is only a guest, and as such is required to behave: it is absolutely forbidden to smoke outdoors, to avoid the danger of fire, it is absolutely forbidden to camp, fish, build and bring motorcycles and cars on the island. In Porquerolles you move on foot or by bicycle and the beaches are devoid of any service. The only inhabited center is the small village that takes its name from the island, which has about two hundred people. For the rest its territory really resembles the celebration of life: seventy kilometers of winding paths perfectly marked in everything, to be traveled by bicycle or on foot among 156 species of wild flora, one of which is present only here, 163 species of birds, ten beaches of sand, eleven pebble beaches, three coves and 200 hectares of vineyards. Here it is produced, thanks to the visionary Fournier who introduced its cultivation, and to its descendant Le Ber today, an absolutely organic white and rosé Côtes de Provence, as in this place the vines are immune to diseases and therefore do not need treatments. And here I would like to reflect. In Italy we are asking ourselves how to prevent the rigidity of the rules of behavior in some particularly fragile areas from disincentives for tourism. The question is: are we sure, if we really wanted to safeguard the territory, not to want happily to do without a tourism that feels discouraged by environmental protection? In my previous post (http://www.lacacciatricediemozioni.it/pianosa-e-la-bellezza-della-decadenza/#) I talked about the island of Pianosa and how much its forced isolation, due to the fact that it was a penal colony has safeguarded it. Even Porquerolles has experienced a fortunate isolation in the past, due first to the fact of being private property, and then also seat of a penal colony. Perhaps the terrible destiny of man is to ruin, in the long run, the one on which he sets his eyes. Porquerolles gave me wonderful sensations, making me feel the power of the earth and the sea, but every time I tell it with enthusiasm, even if only to one person, I feel responsible to steal something from it.

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Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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