L’Italia, l’estetica e la miseria umana

L’Italia, l’estetica e la miseria umana

In una sorta di piccolo delirio di onnipotenza, della serie “il blog è mio e me lo gestisco io”, ho pensato di dedicare una sezione ai miei pensieri sparsi, che fino ad ora sono stati, più o meno, correlati ai due temi principali, ovvero il cibo e i luoghi. Ma siccome il mondo non è suddiviso in compartimenti stagni, e il cervello delle persone mediamente intelligenti men che meno, e siccome le emozioni, positive o negative, sgorgano laddove ci interroghiamo sulla realtà, ho deciso che, in questa sezione, qualunque riflessione può trovare posto, poichè tutto si contamina. Per questo motivo ho deciso di parlarvi di Keanu Reeves e Alexandra Grant, di Hugh Jackman e di sua moglie, di David e Victoria Beckham, ovvero di quella tendenza, squisitamente italiana, a stereotipare, giudicare, assolutizzare il concetto di estetica come pilastro portante della società , delle relazioni, e soprattutto del nostro giudizio, giudizio che, peraltro, non riusciamo a tacere nemmeno quando l’estetica c’entra come i cavoli a merenda.

Ha recentemente fatto il giro del mondo una fotografia che ritrae l’attore Keanu Reeves con la sua fidanzata, tale Alexandra Grant. Una serie di benpensanti italiani, famosi e non, si è scatenata sul web, in una valanga di commenti negativi, dati dalla presunta bruttezza della di lei persona, a confronto con la presunta bellezza del boy-friend in questione. Ora, se i due avessero in quel momento partecipato ad un concorso di bellezza, tra l’altro ciascuno nella propria categoria sessuale, durante il quale non fosse stata richiesta alcuna interazione verbale o dimostrazione di talenti, ciascuno se ne sarebbe tornato a casa con le tasche piene delle altrui valutazioni estetiche, e sarebbe stato giusto così. Ma siccome in tale immagine, i due piccioncini sono ritratti durante la partecipazione ad un evento, quindi in veste di fidanzati, balza all’occhio come, in questo Paese, il concetto di estetica, non solo sia sparato in cima alla classifica dei valori ed abbia portato ad un progressivo impoverimento umano, ma venga chiamato in causa anche quando si dovrebbe, ammesso che sia necessario farlo, parlare solo di sentimenti. E così, per strada, sento persone che, gratuitamente e senza essere state interpellate, sparano giudizi di presunta omosessualità sul membro della coppia che maggiormente si avvicina ai canoni estetici stereotipati, come a dire che se sta con quello/quella, avrà sicuramente qualcosa che non va. Ho sentito persone commentare con la frase “ma lui/lei è bello/bella”, la fine di un matrimonio voluta dal membro della coppia esteticamente meno forte, diciamo così. Quindi, tanto per capire, una persona presunta brutta non può lasciare una persona giudicata più bella di lei? Sul serio siamo diventati così?

Ecco, partiamo da una scoperta: anni di storia dell’arte sono arrivati, al massimo, a dirci che la bellezza è proporzione. Nessuno è stato in grado di spingersi oltre questa definizione. La seconda scoperta è che, se qualcuno avesse trovato la formula della bellezza, essa comunque non costituirebbe un valore, in quanto la definizione di “valore” è la seguente: misura non comune delle doti morali e intellettuali, o della capacità specifiche nell’ambito professionale“. La terza scoperta, di gran lunga più importante delle prime due, è che vomitare addosso agli altri i propri giudizi estetici, in circostanze in cui i protagonisti sono i sentimenti, perché è dai sentimenti che dipende la decisione di due persone di condividere la vita, è assolutamente fuori contesto. Stesso discorso vale se il protagonista è il talento. È come dire che il premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco, ha vinto perché giudicato bellissimo. Non ha alcun senso.

A nessuno degli pseudo-giornalisti che non conoscono il valore dispregiativo delle parole camuffate da “simpatiche” viene in mente che magari quella donna ha personalità, dolcezza, intelligenza, cultura, talento, da vendere? A nessuna delle donne che, in spiaggia, usa commentare con acidità e cattiveria, la pancia da postgravidanza o la cellulite di altre donne, rispetto all’addominale scolpito dell’uomo al quale si accompagnano, viene in mente che l’amore si costruisce sul rispetto, sui presunti difetti, sul tempo che si dedica all’altro, e col passare del tempo, sempre meno ha a che fare con l’estetica?

E il discorso si allarga, automaticamente, all’estetica della moda, alla cura di sè che è sempre più bisogno di accettazione da parte degli altri, agli ambienti di lavoro dove prima arriva il tuo abbigliamento, poi la tua professionalità. Mi vengono in mente le stupide battutine di Berlusconi all’allora cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale, ovviamente, non si spostava di un millimetro. I giornalisti tedeschi mai si sarebbero sognati di fare un titolo sul modo di vestire di una donna della politica, figuriamoci l’opinione pubblica. D’altronde, l’ho sempre pensato, i nostri politici ci somigliano, sono il nostro specchio.

Molte donne francesi non usano depilarsi le gambe, molte donne americane sono obese, molte donne tedesche portano i sandali con le calze perché, diciamocelo, sono comodi, le donne giapponesi pensano che la bellezza sia austerità e per le donne africane, il sedere abbondante è sexy. Forse tutte queste donne pensano che una donna italiana sia più bella di loro, ma banalmente a loro non importa, o forse non lo pensano affatto, o magari, semplicemente, non si pongono il problema. Siamo sicure, noi donne italiane, di vivere la moda e l’estetica come strumento di liberazione e libertà e non come costrizione inconscia che ci porta ad essere tutte omologate? Quel che è certo è che, viaggiando, ti rendi conto che forse stiamo esagerando, che forse dovremmo rilassarci tutte e tutti un attimo. Ci sono città in cui ti sembra che ogni cosa occupi esattamente il posto che deve occupare, ho provato più volte questa sensazione sulla mia pelle. Ci sono posti in cui nessuno ti osserva dalla testa ai piedi, nessuno ti giudica sulla base del nulla, e nessun uomo si gira a guardarti come se fossi la prima donna che vede in vita sua. E c’è Milano – ovviamente parlo di Milano perché tendenzialmente parlo solo di ciò che conosco almeno il necessario – dove, nei locali di Brera, va in scena ogni sera lo spettacolo della miseria umana.

Bisognerebbe sempre ricordare, in ogni situazione, che la scelta di guardare oltre, spesso, porta alla decisione di chiudere la bocca. Magari usiamola, l’intelligenza, per vedere semplicemente due persone che si amano.

In a sort of small delirium of omnipotence, from the series “the blog is mine and I manage it”, I thought of dedicating a section to my scattered thoughts, which until now have been, more or less, related to the two main themes , or food and places. But since the world is not divided into watertight compartments, and the brains of people on average intelligent, much less, and since emotions, positive or negative, flow where we ask ourselves about reality, I decided that, in this section, any reflection can find place, as everything is contaminated. For this reason I decided to tell you about Keanu Reeves and Alexandra Grant, about Hugh Jackman and his wife, about David and Victoria Beckham, or about the exquisitely Italian tendency to stereotype, judge, absolutize the concept of aesthetics as the backbone of the society, relationships, and above all of our judgment, a judgment which, moreover, we are unable to keep silent even when aesthetics has something to do with cabbages.

A photograph of actor Keanu Reeves with his girlfriend, Alexandra Grant, has recently been shown around the world. A series of well-known Italians, famous and not, has been unleashed on the web, in an avalanche of negative comments, given by the alleged ugliness of her person, compared to the alleged beauty of the boy-friend in question. Now, if the two had at that time participated in a beauty contest, among other things each in their own sexual category, during which no verbal interaction or demonstration of talents had been requested, each would have returned home with the pockets full of others’ aesthetic appraisals, and it would have been right. But since in this image, the two lovebirds are portrayed while attending an event, so as a boyfriend, it is striking how, in this country, the concept of aesthetics is not only fired at the top of the ranking of values and has led to a progressive human impoverishment, but is also called into question when one should, if it is necessary to do so, speak only of feelings. And so, on the street, I hear people who, free of charge and without having been questioned, shoot judgments of alleged homosexuality on the member of the couple that is closest to the stereotyped aesthetic canons, as if to say that if he is with that / that, he will surely have something it does not work. I have heard people comment with the phrase “but he / she is beautiful / beautiful”, the end of a marriage wanted by the member of the couple aesthetically less strong, let’s say so. So, just to understand, can a person who is supposedly ugly not leave a person judged to be more beautiful than herself? Have we really become like this?

Here, let’s start with a discovery: years of art history have arrived, at most, to tell us that beauty is proportion. No one has been able to go beyond this definition. The second discovery is that, if someone had found the formula of beauty, it would not constitute a value, since the definition of “value” is as follows: “an uncommon measure of moral and intellectual skills, or of specific skills in the professional environment “. The third discovery, far more important than the first two, is that vomiting one’s aesthetic judgments on others, in circumstances where feelings are the protagonists, because it is on the feelings that the decision of two people to share life depends. it is absolutely out of context. The same is true if the protagonist is talent. It is like saying that the Nobel Prize for Medicine Renato Dulbecco won because he was considered beautiful. It makes no sense.

None of the pseudo-journalists who do not know the derogatory value of the words disguised as “nice” come to mind that maybe that woman has personality, sweetness, intelligence, culture, talent, to sell? To none of the women who, on the beach, use to comment with acidity and malice, the post-pregnancy belly or the cellulite of other women, compared to the sculpted abdominal of the man to whom they are accompanied, it comes to mind that love is builds on respect, on the alleged defects, on the time devoted to the other, and with the passing of time, less and less does it have to do with aesthetics?

And the subject is automatically extended to the aesthetics of fashion, to self-care that is increasingly in need of acceptance by others, to work environments where your clothing arrives first, then your professionalism. I am reminded of Berlusconi’s stupid jokes about the then German chancellor Angela Merkel, who obviously didn’t move an inch. German journalists would never have dreamed of making a title on the way a woman in politics dressed, let alone public opinion. Besides, I’ve always thought, our politicians look like us, they’re our mirror.

Many French women do not use their legs to be shaved, many American women are obese, many German women wear sandals with stockings because, let’s face it, they are comfortable, Japanese women think that beauty is austerity and for African women, the abundant ass is sexy. Perhaps all these women think that an Italian woman is more beautiful than them, but trivially they don’t care, or maybe they don’t think it at all, or maybe, simply, they don’t pose the problem. Are we, Italian women, safe to live fashion and aesthetics as a tool for liberation and freedom and not as an unconscious constriction that leads us to be all approved? What is certain is that, traveling, you realize that perhaps we are exaggerating, that perhaps we should all relax for a moment. There are cities in which it seems to you that everything occupies exactly the place it has to occupy, I have repeatedly felt this sensation on my skin. There are places where no one looks at you from head to toe, no one judges you on the basis of nothing, and no man turns to look at you as if you were the first woman he sees in his life. And there is Milan – obviously I speak of Milan because I tend to talk only about what I know at least the necessary – where, in the Brera clubs, the spectacle of human misery is staged every evening.

It should always be remembered, in every situation, that the choice to look beyond often leads to the decision to shut up. Maybe let’s use it, intelligence, to simply see two people who love each other.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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