La birra a Milano: non basta che sia buona

La birra a Milano: non basta che sia buona

Ho iniziato a bere birra solo due anni e mezzo fa. Prima di allora non conoscevo la differenza tra la birra industriale e quella artigianale, motivo per cui, avendo assaggiato soltanto la prima, mi sono chiesta come facessero gli altri a berla, archiviando l’argomento. Il mio incontro con la birra artigianale è avvenuto per via di una scommessa: io ero l’oggetto della scommessa, o meglio il fatto che mi sarei innamorata della birra nel giro di tre mesi.

La mia prima volta è stata con una blanche, “ovviamente”, dico ora. Naturalmente non avevo la benché minima idea di quanti diversi tipi di birre esistessero al mondo, avevo solo la sensazione di essermi probabilmente persa qualcosa di piuttosto importante. Mi è stata quasi imposta la durata del primo sorso, che non sapevo essere così fondamentale, e che deve essere necessariamente prolungata. Ho eseguito gli ordini senza protestare, come una bambina che ha voglia di imparare e, con mia enorme sorpresa, mi sono resa conto che mi piaceva. Era affascinante persino il rito in sé, il fatto che, come per qualsiasi cosa da interiorizzare, ci volesse una tecnica, una procedura, una serietà insomma. Dopo quel primo sorso ho capito che, quando approcci qualcosa che non conosci, devi puntare alto, perché se sbagli esperienza, la sensazione negativa può impossessarsi di te per sempre. Le sere successive sono trascorse in una chirurgica e graduale escalation di sapori, tale da spostare l’asticella sempre più in alto. Milano era caldissima nel giugno del 2017, era una città che non conoscevo e mi stava piacendo, ero felice, e quella scommessa era il mio gioco preferito.

Dopo meno di un anno, la birra è diventata non solo un piacere, ma spesso una necessità psicologica legata al giorno che si sta spegnendo, alle fatiche e alle brutture della giornata che sono ormai passate, alla bellezza della luce estiva delle otto di sera, alla lentezza del gesto, alla sensazione della muscolatura che si rilassa mentre puoi tornare in contatto con te stesso.

Ma non è così semplice. Quando la ritualità diventa così importante, non basta che la birra sia buona, almeno non per me che possiedo una particolare sensibilità all’ambiente circostante. Per questo motivo voglio consigliarvi le mie due birrerie preferite di Milano e parlarvi di una terza, che non frequento per scelta, anche se ha le migliori birre della città.

Inizio con la seconda classificata e non mi soffermo sulle birre, che sono ottime:

La Buttiga. La Buttiga nasce nel 2008 come primo microbirrificio di Piacenza. Nel 2011 il cambio gestione e nel 2018 l’apertura a Milano. Tanto per cominciare questo è un birrificio politicamente scorretto, e questo mi piace tantissimo. Il suo motto è “Bevi come un toro” e organizza le Olimpiadi della Birra. Vince chiaramente chi ne beve di più. Non è frequentato da adolescenti (mi scuseranno quelli che eventualmente mi leggeranno, ma a una certa età non vi si sopporta più, è giusto che qualcuno ve lo dica onestamente), i salumi sono piacentini (la coppa ragazzi, la coppa!) e la giardiniera anche. L’atmosfera è di quelle rare a Milano. La location è il naviglio della Martesana, proprio laddove esso ha inizio, in via Melchiorre Gioia. Ti siedi a cavalcioni sul muretto del naviglio, le lampadine bianche sopra la testa, le nutrie che nuotano e la gente che fa footing. Non sembra nemmeno di essere in città. Le birre da ottime a medie, ma il savoir faire dei ragazzi al bancone alza il punteggio.

Per chi volesse una birra politicamente scorretta, La Buttiga si trova in via Melchiorre Gioia, 194.

E adesso la prima classificata, per cui provo un’amore assoluto:

L’ Isola Della Birra. L’isola Della Birra è un pub nato nel 1999 che si dedica solo alle birre italiane, quasi tutte del nord Italia. Le birre sono quelle del Birrificio Lambrate, che le produce e le vende, superlative. Hanno dei tipici nomi milanesi: la regina è la Sant’ Ambreus (Sant’Ambrogio, il santo patrono di Milano), poi c’è la Gaína (gallina), la Lambrate, la Robb de matt (robe da matti). La cucina è genuina e gli ingredienti di ottima qualità, ma io sono qui soprattutto per parlarvi della bruschetta della salvezza. La prima volta ho pensato che il cuoco fosse Dio, ecco perché “della salvezza”. Si tratta di un piatto composto da quattro bruschette con base di pesto, con sopra pomodorini pachino rossi e gialli, burrata e acciughe, il tutto condito con qualche goccia di aceto balsamico. Beveteci una Ale e poi ne riparliamo. Caratteristica di non poco conto, all’ Isola Della Birra la musica è un piacevole sottofondo di jazz e blues, scelta non casuale che denota una certa cultura musicale. Zero pop contemporaneo e zero ragazzini. Atmosfera raccolta e luci calde.

Per chi stesse cercando la salvezza, l’ Isola Della Birra si trova nel quartiere Isola, in via Medardo Rosso, 18.

Infine vi racconto del miglior birrificio di Milano (produzione propria) con dei “no” giganteschi:

Il Birrificio Lambrate. Al Birrificio Lambrate sono pionieri dal 1996 della Birra non pastorizzata e non filtrata e, se dovessi basarmi soltanto sulla birra, non avrebbero rivali. Peccato che la musica sia ad un volume che non consente la chiacchiera e non abbia uno stile ben preciso, (chi scrive fa cambiare la musica in sala al ristorante) e che l’età media degli avventori sia molto bassa con conseguente scena ripetuta di spacchettamento – regali – di – compleanno. Che Dio me ne scampi. Ai clienti che scelgono i tavolini all’aperto vengono riservati bicchieri di plastica (non entro nel merito delle leggi, mi limito a constatare che la mia religione e il mio senso estetico mi impediscono di assecondare una tale follia). La birra si beve nei boccali o negli appositi bicchieri di vetro. Lo spazio vitale per potersi muovere non è pervenuto. Il difetto peggiore però, è la spocchia. Perché esiste un orario per la cena e uno per il dopo-cena e se il cliente è così iellato da arrivare a metà fra i due, non avrà diritto né all’uno, né all’altro, e se chiederà di poter visionare i menú nell’attesa che il cronometro segni l’ora delle stuzzicherie, per poter essere già pronto ai blocchi di partenza, verrà ignorato. Ecco, a me tanto basta. Ovviamente l’indirizzo cercatevelo da soli…

I started drinking beer only two and a half years ago. Before that I didn’t know the difference between industrial and artisan beer, which is why, having only tasted the first, I wondered how others could drink it, filing away the subject. My encounter with craft beer took place because of a bet: I was the object of the bet, or rather the fact that I would fall in love with beer within three months.

My first time was with a blanche, “obviously”, I say now. Of course I didn’t have the slightest idea of how many different types of beers existed in the world, I just had the feeling that I probably lost something rather important. The duration of the first sip was almost imposed on me, which I didn’t know to be so fundamental, and which must necessarily be prolonged. I executed the orders without protest, like a child who wants to learn and, to my great surprise, I realized that I liked her. Even the ritual itself was fascinating, the fact that, as with anything to internalize, it took a technique, a procedure, a seriousness in short. After that first sip I realized that when you approach something you don’t know, you have to aim high, because if you miss the experience, the negative feeling can take over you forever. The following evenings were spent in a surgical and gradual escalation of flavors, such as to move the bar higher and higher. Milan was very hot in June 2017, it was a city I didn’t know and I was enjoying it, I was happy, and that bet was my favorite game.

After less than a year, beer has become not only a pleasure, but often a psychological necessity linked to the day that is going out, to the labors and ugliness of the day that have now passed, to the beauty of the summer light of eight o’clock, to the slowness of the gesture, to the feeling of the muscles that relaxes while you can get back in touch with yourself.

But it’s not that simple. When the ritual becomes so important, it is not enough that the beer is good, at least not for me that I have a particular sensitivity to the surrounding environment. For this reason I want to recommend my two favorite breweries in Milan and tell you about a third, which I don’t go to by choice, even if it has the best beers in the city.

Start with the second classified and I won’t dwell on the beers, which are excellent:

La Buttiga. La Buttiga was founded in 2008 as the first microbrewery in Piacenza. In 2011 the management change and in 2018 the opening in Milan. To begin with, this is a politically incorrect brewery, and I like it a lot. His motto is “Drink like a bull” and organize the Beer Olympics. Whoever drinks the most clearly wins. It is not frequented by teenagers (those who will possibly read me excuse me, but at a certain age you can no longer stand them, it is right that someone honestly tells you), the salami are Piacenza (the cup for boys, the cup!) And the gardener too. The atmosphere is rare in Milan. The location is the Martesana canal, just where it starts, in Via Melchiorre Gioia. You sit astride the wall of the canal, the white bulbs above your head, the nutrias that swim and the people who jog. It doesn’t even seem to be in the city. The beers from excellent to medium, but the savoir faire of the boys at the counter raises the score.

For those who want a politically incorrect beer, La Buttiga is located in Via Melchiorre Gioia, 194.

And now the first classified, for which I feel an absolute love:

The Island of Beer. The island of Birra is a pub born in 1999 that is dedicated only to Italian beers, almost all from northern Italy. The beers are those of the Lambrate Brewery, which produces and sells them, superlative. They have typical Milanese names: the queen is the Sant ’Ambreus (Sant’Ambrogio, the patron saint of Milan), then there is the Gaína (hen), the Lambrate, the Robb de matt (crazy stuff). The cuisine is genuine and the ingredients of excellent quality, but I am here especially to tell you about the bruschetta of salvation. The first time I thought the cook was God, that’s why “of salvation”. It is a dish made up of four bruschetta with pesto base, with red and yellow Pachino tomatoes, burrata and anchovies on top, all seasoned with a few drops of balsamic vinegar. Drink an Ale and then we’ll talk about it. Feature of no small importance, at the Isola Della Birra, music is a pleasant background of jazz and blues, a non-random choice that denotes a certain musical culture. Zero contemporary pop and zero kids. Collected atmosphere and warm lights.

For those who are looking for salvation, Isola Della Birra is located in the Isola neighborhood, in Via Medardo Rosso, 18.

Finally I tell you about the best brewery in Milan (own production) with gigantic “no”:

The Lambrate Brewery. At the Lambrate Brewery they have been pioneers since 1996 of unpasteurized and unfiltered beer and, if I had to rely only on beer, they would have no rivals. It is a pity that the music is at a volume that does not allow for chat and does not have a very precise style (the writer changes the music in the restaurant room) and that the average age of the customers is very low resulting in a repeated unpacking scene – gifts – of – birthday. God forbid. Customers who choose the outdoor tables are given plastic cups (I do not enter into the merits of the laws, I will simply note that my religion and my aesthetic sense prevent me from following such a madness). Beer is drunk in mugs or in special glasses. The living space to move is not reached. The worst flaw, however, is the arrogance. Because there is a time for dinner and one for after-dinner and if the customer is so jaded that he reaches halfway between the two, he will have no right to either or to the other, and if he asks to see the menu while waiting for the chronometer to mark the time of the appetizers, in order to be ready in the starting blocks, it will be ignored. Here, that’s enough for me. Obviously, the address you are looking for is yours.

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Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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