Il Peloponneso, la Grecia per intenditori

Il Peloponneso, la Grecia per intenditori

Esistono tante connotazioni del termine “Grecia” e questa è la sua meraviglia. Nell’ immaginario collettivo il pensiero va immediatamente alle chiesette bianche con i tetti blu, ai muri bianco calce di Oia, sull’isola di Santorini, che si colorano di rosa al tramonto, agli asinelli, e credo che le famosissime isole Cicladi soddisfino appieno chi ha quel tipo di aspettativa. Ma vi voglio parlare di un’altra Grecia, più defilata, più scomoda, e sconosciuta al turismo di massa: il Peloponneso.

Si tratta di una penisola della Grecia meridionale, a forma di tre dita rivolte verso il basso, posta tra il Mar Ionio e il Mar Egeo, crocevia di popoli per la sua posizione strategica, aspra e brulla, ma anche verdissima nelle sue valli e infine generosa con chi, spinto dalla fame di bellezza, arriva fino alla sua parte più incredibile: il Mani, ovvero il “dito” centrale. A tal proposito esiste un romanzo, pietra miliare della letteratura di viaggio, scritto da Patrick Leigh Fermor, che si intitola “Mani. Viaggi nel Peloponneso“.

Nemmeno i turchi sono riusciti a sottomettere questo territorio privo di terre fertili, è una terra con carattere e, come diceva Ennio Flaiano, chi ha carattere ha un brutto carattere. Per arrivare all’ultimo lembo di terra dei Balcani, all’estremo sud prima di Creta, bisogna macinare chilometri, spesso senza incontrare nessuno. I distributori di benzina sono pochi, come i posti dove dormire, i tornanti tantissimi, la terra è brulla e le spiagge inaccessibili. Intorno una gran quantità di torri, per difendersi dal mondo, e il monte Taigeto degli spartani, dal quale i bambini deboli venivano buttati giù. Questa è una bellezza violenta, che ti rimette al tuo posto. Ti senti vulnerabile e piccolo di fronte ad una natura tanto sfacciata.

Il mio viaggio ha inizio da Atene, alla quale dedicherò un post a parte, se lo merita. Ho noleggiato un’auto all’aeroporto, ma chi volesse fare questo tour a bordo della propria auto, può traghettare su Patrasso. La prima tappa è Nafplio, 166 km di distanza da Atene, meno di due ore. Per arrivarci si passa da Corinto, il consiglio è quello di andare a vedere il suo vertiginoso canale artificiale, che mette in comunicazione l’Egeo e lonio, e di attraversare i due ponti divenuti famosi per il bungee jumping. Nafplio è chirurgicamente tagliata in due tra vecchio e nuovo e qui, nei vicoli del suo centro storico, ho scoperto l’esistenza del komboloi, ovvero il rosario greco, diverso dal nostro in quanto non ha un numero definito di perle, che non sono ferme, ma libere di scorrere lungo il filo. Non si è accertato se la sua origine sia cattolica o musulmana, e viene utilizzato molto più dagli uomini che dalle donne, anche come scaccia-pensieri.

La seconda tappa, mezz’ora di viaggio da Nafplio, è il teatro antico di Epidauro, uno dei più grandi e meglio conservati esempi di architettura greca giunti fino a noi. Amo i teatri greci, per me è stato come un pellegrinaggio, e quando me lo sono trovato davanti, in tutta la sua rotonda e candida precisione, sono salita in alto e ho pensato a quanta bellezza doveva esserci nelle anime di chi ha fondato la nostra cultura, una cultura troppo spesso rinnegata e dimenticata. Persino gli schiavi erano costretti ad andare a teatro nella Grecia antica. Evidentemente ci siamo persi qualcosa nei secoli. Osservando quella perfezione ho capito che la bellezza è salvezza.

La terza tappa è la città bizantina di Mistra, patrimonio mondiale dell’ UNESCO, due ore e un quarto da Epidauro. Qui la bellezza si fa mistica. Mistra si trova ad appena sei chilometri da Sparta, ma mentre di Sparta non resta più nulla, Mistra è ancora lì, a dimostrare che il tempo non può nulla contro la magia dell’ ispirazione, tra il suo castello abbarbicato su un’aspra collina, e la vista sulla valle. Gli unici abitanti di Mistra sono i gatti e i monaci ortodossi che occupano i due monasteri al suo interno. Questo è un luogo che avvicina a Dio, qualsiasi concetto voi abbiate del divino. La sensazione è che niente di brutto possa succedere dentro queste mura.

Se cercate raccoglimento, venite qui.

La quarta fermata è in una cittadina di origine medievale, assolutamente incantevole, ad un’ora e mezza di strada da Mistra: Monemvasia. Contiene una sorprendente roccaforte e innumerevoli chiese, tra cui la cattedrale. Non dimenticate che questa è anche una zona di vini e qui potete trovare tanti “Wine taste”. Salendo verso il castello, tra Il fucsia delle bouganville, si resta estasiati dalla vista del Peloponneso e del mare. Durante questo viaggio ho capito cosa si prova quando la bellezza entra dagli occhi, passa da tutti i sensi e arriva al cuore. A Monemvasia, nel giro di due sere, ho stretto una particolarissima amicizia: con Mathaios Papadakis, ristoratore greco con moglie thailandese, appassionato e collezionista di birre belghe, amante della lingua italiana. La nostra amicizia continua, e per me che da ragazzina scrivevo lettere ai miei amici sparpagliati nella penisola, è un po’ come continuare questa tradizione. Il suo ristorante si chiama Mateo’s e si trova sulla camminata del porticciolo, ai piedi della salita che porta alle mura. Dite che vi ho mandati io e salutatemelo.

La quinta tappa è il paese-fantasma di Vathia, quasi due ore da Mistra. Siamo già nel Mani, gira la testa dal tanto non saper dove guardare. Ad ogni curva c’è la necessità di fermarsi in contemplazione. Vathia è una cittadina completamente ed inesorabilmente abbandonata, la leggenda dice per una maledizione, la storia perché i suoi abitanti hanno scelto la comodità di un centro più grande e più accessibile. L’atmosfera è da thriller, la bellezza si spreca.

A quindici minuti di tornanti da questa meraviglia, c’è il piccolo borgo di pescatori di Gerolimenas. Qui siamo sul mare e, talmente ci si abitua alla solitudine, quando si capita qui sembra quasi di toccare un po’ di civiltà. I suoi abitanti sono baffuti e rudi, i turisti si contano sulle dita di due mani. I cani sonnecchiano al sole e le barche dei pescatori rientrano al tramonto. Quello che voglio segnalarvi è un’ assoluta specialità: il paté di olive con la menta. Aspettate di avere la giusta sete e ordinatelo accompagnato da una birra. Non ve lo posso descrivere.

A mezz’ora di strada da Gerolimenas si trovano le grotte sotterranee di Diros, imponenti formazioni calcaree di stalattiti e stalagmiti di colore rosa, purtroppo visitabili solo in barca per la parte umida, ma non per la parte asciutta. La visita dura mezz’ora, è solamente in greco, ma vale la pena. Il vostro Caronte sarà rude come la sua terra, ma vi piacerà.

Il mio viaggio nel Peloponneso continentale si conclude nella sua capitale, Aeropoli. Quello che mi sento di consigliarvi, per una cena qui, è il ristorante Lithostroto, in particolare chiedete di essere accolti nel cortile interno. Non vi sembrerà di essere al ristorante, e soprattutto non vi dimenticherete della loro cucina greca. Ottimo anche il vino della casa.

Il mio viaggio in realtà non si conclude qui, perché a sud del Peloponneso c’è un’isola che è un incanto e dove andrei ogni volta che sento di aver bisogno di autenticità: Elafonissos. A lei dedicherò un post a parte.

Quello che ho cercato di trasmettere con la descrizione di questo tour, sono le emozioni. Ho fatto viaggi in posti bellissimi e senz’anima, o forse con un’anima che mi è arrivata meno forte, e i ricordi si affievoliscono col tempo. Questo per me è stato un viaggio dell’anima, fino alla punta delle mie radici culturali, e non lo dimenticherò mai.

There are many connotations of the term “Greece” and this is its wonder. In the collective imagination the thought immediately goes to the small white churches with blue roofs, to the whitewashed walls of Oia, on the island of Santorini, which turn pink at sunset, to the donkeys, and I believe that the very famous Cycladic islands fully satisfy those who has that kind of expectation. But I want to talk about another Greece, more secluded, more uncomfortable, and unknown to mass tourism: the Peloponnese.

It is a peninsula of southern Greece, in the shape of three fingers pointing downwards, located between the Ionian Sea and the Aegean Sea, a crossroads of peoples for its strategic position, harsh and barren, but also very green in its valleys and finally generous with those who, driven by a hunger for beauty, reach their most incredible part: the Mani, or the central “finger”. In this regard, there is a novel, a milestone in travel literature, written by Patrick Leigh Fermor, which is titled “Mani. Trips to the Peloponnese “.

Not even the Turks managed to subdue this territory without fertile lands, it is a land with character and, as Ennio Flaiano said, those with character have a bad character. To get to the last strip of land in the Balkans, to the extreme south before Crete, you have to grind kilometers, often without meeting anyone. Gas stations are few, like places to sleep, lots of hairpin turns, the land is barren and the beaches are inaccessible. Around a large number of towers, to defend themselves from the world, and Mount Taigeto of the Spartans, from which the weak children were thrown down. This is a violent beauty that puts you back in your place. You feel vulnerable and small in the face of such blatant nature.

My journey begins in Athens, to which I will dedicate a separate post, he deserves it. I rented a car at the airport, but those wishing to do this tour in their car, can ferry to Patras. The first stop is Nafplio, 166 km away from Athens, less than two hours. To get there you pass by Corinth, the advice is to go and see its dizzying artificial canal, which connects the Aegean and the Ionian, and to cross the two bridges that have become famous for bungee jumping. Nafplio is surgically cut in two between old and new and here, in the alleys of its historic center, I discovered the existence of the komboloi, or the Greek rosary, different from ours in that it does not have a definite number of pearls, which are not still , but free to run along the wire. It has not been ascertained whether its origin is Catholic or Muslim, and is used much more by men than by women, even as thought-out.

The second stop, half an hour’s journey from Nafplio, is the ancient theater of Epidaurus, one of the largest and best preserved examples of Greek architecture that has survived. I love the Greek theaters, for me it was like a pilgrimage, and when I found myself in front of it, in all its round and candid precision, I climbed up and thought of how much beauty there must have been in the souls of those who founded our culture, a culture that is too often denied and forgotten. Even the slaves were forced to go to the theater in ancient Greece. Evidently we have missed something over the centuries. Looking at that perfection I understood that beauty is salvation.

The third stop is the Byzantine city of Mystras, a UNESCO world heritage site, two hours and a quarter from Epidaurus. Here beauty becomes mystical. Mistra is just six kilometers from Sparta, but while Sparta has nothing left, Mistra is still there, showing that time can do nothing against the magic of inspiration, between its castle perched on a rugged hill, and the view of the valley. The only inhabitants of Mystras are the cats and the Orthodox monks who occupy the two monasteries within it. This is a place that brings us closer to God, whatever concept you have of the divine. The feeling is that nothing bad can happen inside these walls.

If you’re looking for recollection, come here.

The fourth stop is in a town of medieval origin, absolutely charming, an hour and a half away from Mistra: Monemvasia. It contains a surprising stronghold and countless churches, including the cathedral. Don’t forget that this is also a wine area and here you can find many “Wine taste”. Going up towards the castle, among the fuchsia of the bougainvillea, one remains entranced by the sight of the Peloponnese and the sea. During this journey I understood what it feels like when beauty enters the eyes, passes from all the senses and reaches the heart. In Monemvasia, within two nights, I made a very special friendship: with Mathaios Papadakis, a Greek restaurateur with a Thai wife, passionate and collector of Belgian beers, a lover of the Italian language. Our friendship continues, and for me as a young girl I wrote letters to my friends scattered around the peninsula, it’s a bit like continuing this tradition. His restaurant is called Mateo’s and is located on the walk of the marina, at the foot of the slope that leads to the walls. Say I sent you and say hello.

The fifth stage is the ghost town of Vathia, almost two hours from Mistra. We are already in the Mani, turning our heads from not knowing where to look. At each curve there is a need to stop in contemplation. Vathia is a town completely and inexorably abandoned, the legend says for a curse, the story because its inhabitants have chosen the comfort of a larger and more accessible center. The atmosphere is like a thriller, beauty is wasted.

At fifteen minutes of bends from this marvel, there is the small fishing village of Gerolimenas. Here we are on the sea and, so we get used to solitude, when it happens here it almost seems to touch a bit of civilization. Its inhabitants are moustached and rough, tourists can be counted on the fingers of two hands. Dogs doze in the sun and fishing boats return at sunset. What I want to tell you is an absolute specialty: the olive paté with mint. Wait until you get the right thirst and order it with a beer. I can’t describe it to you.

Half an hour away from Gerolimenas are the underground caves of Diros, imposing calcareous formations of pink stalactites and stalagmites, unfortunately only visitable by boat for the wet part, but not for the dry part. The visit lasts half an hour, it is only in Greek, but it is worth it. Your Charon will be as rough as his land, but you will like it.

My journey to the continental Peloponnese ends in its capital, Aeropoli. What I can recommend for a dinner here is the Lithostroto restaurant, in particular ask to be welcomed in the inner courtyard. You don’t feel like you’re at the restaurant, and above all you won’t forget about their Greek cuisine. The house wine is also excellent.

My journey does not really end here, because in the south of the Peloponnese there is an island that is an enchantment and where I would go whenever I feel I need authenticity: Elafonissos. I’ll dedicate a separate post to her.

What I tried to convey with the description of this tour are the emotions. I made trips to beautiful and soulless places, or perhaps with a soul that came to me less strongly, and memories fade over time. This for me was a journey of the soul, to the point of my cultural roots, and I will never forget it.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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