Il mio primo cappello da Babbo Natale

Il mio primo cappello da Babbo Natale

Ho un problema con il Natale. Anche da piccola non ero come gli altri bambini: intanto sapevo che Babbo Natale non esiste e i regali li sceglievo direttamente in un bellissimo negozio di giocattoli insieme ai miei genitori. Soprattutto LEGO, perché sono figlia unica e i bambini coi quali giocavo erano tutti maschi, e giochi per imparare a scrivere e a leggere, per via dell’indole secchiona. La letterina però la scrivevo lo stesso, certo sapevo che serviva ai miei genitori per capire cosa volessi, infatti, fidandomi poco, la corredavo di dettagliatissimi disegni, sapendo disegnare bene, ma la iniziavo comunque con “caro Gesù Bambino”, su consiglio materno, per via del flebile tentativo dei miei, poi fallito alle porte dell’adolescenza, di farmi capire che, per cultura, eravamo cattolici. E la sera del 24 dicembre preparavo acqua e frutta per l’asinello di Gesù Bambino, che era stanco di scarrozzarlo in ogni casa e aveva bisogno di rifocillarsi. Solo non capivo perché l’asinello potesse mangiare la banana in piena notte, quando a me dicevano che era pesante a cena. Avendo già acquistato i regali al negozio però, la visita di Gesù Bambino veniva da me accettata come un dogma, non che non mi chiedessi che ci veniva a fare, semplicemente mi piacevano tutti gli animali, e l’idea di poter rifocillare un asinello mi faceva sentire felice per tutta la notte. Inoltre sorvolavo sul fatto che in casa non ci fosse un camino e le tapparelle fossero tutte abbassate. Sono sempre stata una bambina che preferiva le brutte verità perché le belle bugie non mi convincevano mai. Ma questa cosa dell’asinello era più forte di tutto. Oggi tutto questo mi appare molto caotico e forse un po’ crudele, e mi chiedo se mia madre si sia semplicemente trovata ad un certo punto in un momento di empasse di fronte all’annosa questione dei regali, e la situazione le sia sfuggita di mano, o se invece sapesse che mi sarei molto arrabbiata il giorno in cui avessi scoperto che Babbo Natale, Gesù Bambino, l’asinello volante e Santa Lucia, non esistono. D’altronde aveva già assistito a numerose mie crisi di nervi durante i compiti di prima elementare, durante le quali strappavo tutto e rifacevo da capo. Poveretta. Ovviamente non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo. Spero mi scuserà per lo spoiler chi ci crede ancora…

In definitiva il Natale non mi ha mai elettrizzata, le file di panettoni e pandori mi mettono ansia, come gli spot pubblicitari. Per farmi ulteriormente del male, o forse per non pensarci, mi sono scelta un settore lavorativo nel quale il periodo natalizio è un incubo, il lavoro quadruplica e la vita privata è sospesa per un mese. So benissimo che la colpa non è stata del lavoro, la verità è che, dentro di me, c’è un Mr Bean che filtra ogni cosa con gli occhi di una cinica ironia. Soprattutto la felicità degli altri nel vedere le luci, nel comprare i regali, nel ritrovarsi a tavola in venti. Avrei potuto citare Ebeneezer Scrooge, ma lo trovo piuttosto inflazionato. Ad un certo punto della vita ho iniziato ad immaginarmi in una famiglia del sud, e ho capito che, probabilmente, ciò che non respiriamo da piccoli, poi non ci appartiene. Poi ho letto un libro – ho cercato di ricordare con certezza quale fosse ma non ci sono riuscita – nel quale la protagonista, ogni Natale, fa un viaggio, il più lontano possibile, per sopravvivere a tutto questo. Mi sono sentita compresa. Ed ho iniziato a desiderare di fare la stessa cosa. Nel frattempo diversi cieli stellati sono passati dentro e fuori di me, ho rischiato di prendere decisioni sbagliate, ho cambiato più volte idea, finché quel lavoro l’ho cambiato davvero, e con lui è andata via una parte di me.

No, non ho cambiato idea sul Natale, ma quest’anno quel viaggio lo posso fare, finalmente. Non ho mai posseduto un cappello da Babbo Natale, per ragioni che è facile comprendere, così, per l’occasione, ne ho comprato uno, e già che c’ero, ho esagerato: paillettes rosse come se piovesse e pelliccia (ecologica, ovviamente) bianca tutt’intorno. Sarà la prima cosa che metterò in valigia, insieme al costume, rosso anche quello. Il 25 dicembre andrò in spiaggia, mi scatterò una bella foto e ci scriverò sotto

  • “Caro Natale, per questa volta, ho vinto io”.
  • I have a problem with Christmas. Even as a child I was not like other children: in the meantime I knew that Santa Claus did not exist and I chose gifts directly from him in a beautiful toy store with my parents. Above all LEGO, because I am an only child and the children with whom I played were all males, and games to learn to write and to read, because of the nerd nature. The letter, however, I wrote the same, of course I knew that my parents needed to understand what I wanted, in fact, trusting little, I accompanied it with very detailed drawings, knowing how to draw well, but I started with “dear Baby Jesus”, on maternal advice, because of the feeble attempt of my parents, then failed at the gates of adolescence, to make me understand that, by culture, we were Catholics. And on the evening of December 24, I prepared water and fruit for the donkey of the Infant Jesus, who was tired of shoving him into every house and needed to refresh himself. I just didn’t understand why the donkey could eat the banana in the middle of the night, when they told me it was heavy at dinner. Having already bought the gifts at the shop, however, the visit of the Child Jesus was accepted by me as a dogma, not that I did not ask myself what he was doing, I simply liked all the animals, and the idea of being able to refresh an ass it made him feel happy all night. I also overlooked the fact that there was no fireplace in the house and the blinds were all lowered. I have always been a child who preferred ugly truths because beautiful lies never convinced me. But this little donkey thing was stronger than anything. Today all this seems very chaotic and perhaps a bit cruel, and I wonder if my mother has simply found herself at some point in a moment of impasse in front of the age-old question of gifts, and the situation has gotten out of hand , or if he knew instead that I would be very angry the day I found out that Santa Claus, Baby Jesus, the flying donkey and Saint Lucia do not exist. On the other hand, he had already witnessed several of my nervous breakdowns during my first grade homework, during which I tore everything up and reworked again. Poor thing. Obviously I never had the courage to ask him. I hope you will excuse me for the spoiler who still believes in it …

    Ultimately Christmas has never thrilled me, the rows of panettone and pandoro make me anxious, like the commercials. To hurt me further, or perhaps not to think about it, I chose a job sector in which the Christmas season is a nightmare, work quadruples and private life is suspended for a month. I know very well that the fault was not the work, the truth is that, inside me, there is a Mr Bean who filters everything with the eyes of a cynical irony. Above all the happiness of others in seeing the lights, in buying gifts, in finding themselves at the table in twenty. I could have mentioned Ebeneezer Scrooge, but I find it rather inflated. At some point in my life I started imagining myself in a southern family, and I realized that, probably, what we don’t breathe when we are little, then it doesn’t belong to us. Then I read a book – I tried to remember with certainty what it was but I couldn’t – in which the protagonist, every Christmas, takes a trip, as far as possible, to survive all this. I felt understood. And I started wanting to do the same thing. In the meantime, several starry skies have passed in and out of me, I risked making bad decisions, I changed my mind several times, until I really changed that job, and part of me went away with him.

    No, I haven’t changed my mind about Christmas, but this year I can do that trip, finally. I have never owned a Santa hat, for reasons that are easy to understand, so, for the occasion, I bought one, and while I was there, I exaggerated: red sequins as if it were raining and fur (ecological, of course ) white all around. It will be the first thing I will put in the suitcase, along with the costume, red too. On December 25th I’ll go to the beach, I’ll take a nice picture and I’ll write to it below

    “Dear Christmas, this time, I won.”

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    Su di me

    Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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