Il bagaglio a mano, la filosofia negativa e i bersagli mobili

Il bagaglio a mano, la filosofia negativa e i bersagli mobili

Una volta durante un volo aereo ho letto un libro. Non era mio, me lo sono fatto prestare per il tempo del viaggio. Potevo scegliere di farmene prestare tanti altri, ma io i libri li scelgo dal titolo e dall’incipit, e questo era un segno. Sono una che crede nei segni, per intenderla nell’accezione di Paulo Cohelo, per questo motivo tendo ad essere iper attenta a quello che succede intorno a me, perché i segni li cogli se sei attento, diversamente entrano a far parte del flusso quotidiano di dati non elaborati e cestinati dal nostro cervello. Il libro si intitola ‘Solo bagaglio a mano‘ e l’autore è Gabriele Romagnoli. Immaginate di assistere al vostro funerale, voi siete vivi, nella vostra bara, indossate un camice senza tasche (perché l’ultimo viaggio è senza tasche), sentite la terra che cade sopra di voi, potete solo stare fermi e riflettere, facendo caso a quello che succede dentro la vostra coscienza.

Inizia così questo romanzo, con l’autore che partecipa, in Corea del Sud, ad un rito di morte “cosciente”, utilizzato dalle grandi aziende per combattere l’altissima percentuale di suicidi causati da stress lavorativo. Prima di sdraiarsi nella bara, il dipendente è tenuto a scrivere una lettera di addio alla propria famiglia, e pare che le reazioni siano piuttosto forti. La coscienza dovrebbe risvegliarsi, come d’altronde si risveglia quella di chi vive quello che crede essere il proprio ultimo giorno di vita, ma gli viene data un’altra possibilità. L’autore guida il lettore in una sorta di “filosofia negativa”, che lo ispira ad abbandonare ciò che lo rallenta nel suo viaggio personale.

Era sabato, l’hotel Mille Colline era infestato da zanzare e prostitute, e io uscii per fare qualche passo, dopo aver lasciato in cassaforte orologio, portafogli e passaporto. La prima cosa che notai fu che tutti andavano di gran carriera, soli o in gruppo, come fossero in ritardo per un appuntamento, un treno, il cielo. Dove andassero, non mi era chiaro: non c’erano insegne di bar o locali, né fermate d’autobus. Dopo aver osservato a lungo il fenomeno, riuscii a intercettare un ragazzo che parlava inglese e gli chiesi spiegazioni. Spalancò gli occhi iniettati di malaria e mi disse: “Sir, i bersagli mobili sono più difficili da colpire”. Sull’ultima sillaba era già ripartito.

Quel volo mi stava portando a fare un bel viaggio, io credevo, solo nella destinazione che avevamo scelto, invece quel libro mi ha portata anche in viaggio dentro di me, per la seconda volta nella mia vita. Era già successo, la prima volta, il 15 gennaio 2006, alle ore 13.35, dopo un brutto incidente stradale, durante il quale avevo avuto la nettissima sensazione di essere morta. Quando ho capito che non lo ero, e ho iniziato a vivere il mio tempo sospesa in quella specie di bolla protetta che era l’ospedale, ho pensato che c’era un sacco di vita nei luoghi in cui le persone non si sentono tanto sicure di averne a disposizione ancora tanta. Bisognerebbe sempre vivere come se stessimo per morire, e invece viviamo come se fossimo immortali. Rimandiamo, accumuliamo, non pensiamo.

Quell’incidente è stato il primo segno, ma io ero troppo piccola per saperlo, e così la vita mi ha risposto più tardi. Alessandro Baricco in ‘Castelli di rabbia’ dice «accadono fatti che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde». Quando ho finito di leggere quel libro, ho sentito che la mia coscienza era sveglia come lo era quel giorno in cui mi sono risvegliata in ospedale dopo tre giorni di coma farmacologico e senza memoria a breve termine. Non importa quanto è pesante ciò che ti risveglia, perché spesso un proiettile molto piccolo ha la capacità di deflagrarti internamente. Sia nel primo caso, tanti anni prima, che seduta su quell’aereo, mi sono sentita più leggera, proprio come quando viaggi solo col bagaglio a mano e rinunci al superfluo. E se hai potuto rinunciarci una volta, lo puoi fare per il resto dei tuoi giorni.

Il viaggio è una perfetta metafora della vita e noi dovremmo vivere come quando viaggiamo scegliendo con cura soltanto l’essenziale che ci porteremo dietro. Mi è parso subito chiaro per quale motivo fossi stata avvertita per la seconda volta: gli uomini hanno la memoria corta, la vita quotidiana, fatta di cose che noi riteniamo importanti e invece spesso sono soltanto urgenti, si intrufola in ogni spiffero lasciato dalla nostra frenesia, dalla nostra disattenzione, allontanandoci da noi stessi e da ciò che è essenziale. Impariamo la lezione, ma poi ce la dimentichiamo. Come ogni trasloco serve a fare pulizia nella nostra casa e nel nostro armadio, e io ne ho fatti molti, così ogni fatto che ci scuote, serve a farci abbandonare ciò che ci fa da zavorra: cose, sensi di colpa, a volte convinzioni, persone, e soprattutto la paura di perdere tutto. Dal fallimento, dall’abisso, dalla perdita, spesso nasce la possibilità di ritrovare l’unica cosa importante che era andata persa da tempo nella totale inconsapevolezza: se stessi.

«Less is more». Coco Chanel diceva che ogni donna, prima di uscire di casa, dovrebbe guardarsi allo specchio e togliersi almeno una cosa fra quelle che indossa. «More is less», il troppo impoverisce. Una volta un’indovina, dentro la sua roulotte colorata, guardandomi le mani, mi ha detto che non avrei avuto figli e avrei viaggiato molto. Spero di viaggiare molto, e ad ogni viaggio di tornare più leggera.

Once during a flight I read a book. It wasn’t mine, I borrowed it for the time of the trip. I could choose to borrow so many others, but I choose the books from the title and the incipit, and this was a sign. I am one who believes in signs, to understand it in the sense of Paulo Cohelo, for this reason I tend to be hyper attentive to what happens around me, because the signs catch them if you are careful, otherwise they become part of the daily flow of data not processed and trashed by our brain. The book is titled “Hand luggage only” and the author is Gabriele Romagnoli. Imagine attending your funeral, you are alive, in your coffin, wear a coat without pockets (because the last journey is without pockets), feel the earth falling over you, you can just stand still and reflect, paying attention to what happens inside your consciousness.

Thus begins this novel, with the author who participates, in South Korea, in a “conscious” death rite, used by large companies to combat the very high percentage of suicides caused by work stress. Before lying in the coffin, the employee is required to write a farewell letter to his family, and it seems that the reactions are quite strong. Conscience should reawaken, as that of those who live what they believe to be their last day of life is awakened, but they are given another chance. The author guides the reader in a sort of “negative philosophy”, which inspires him to abandon what slows him down on his personal journey.

It was Saturday, the Mille Colline hotel was infested with mosquitoes and prostitutes, and I went out to take a few steps, having left my watch, wallet and passport in the safe. The first thing I noticed was that everyone was going all the way, alone or in a group, as if they were late for a date, a train, the sky. Where they went, it was not clear to me: there were no signs of bars or clubs, or bus stops. After observing the phenomenon for a long time, I managed to intercept a boy who spoke English and asked him for explanations. He opened his eyes injected with malaria and said, “Sir, the moving targets are more difficult to hit.” On the last syllable it had already broken down.

That flight was taking me on a nice trip, I thought, only in the destination we had chosen, instead that book took me on a journey inside me, for the second time in my life. It had already happened, the first time, on January 15th 2006, at 1.35 pm, after a bad car accident, during which I had the very clear feeling of being dead. When I realized that I was not, and started living my suspended time in that kind of protected bubble that was the hospital, I thought there was a lot of life in places where people don’t feel so safe. to still have so much available. We should always live as if we were going to die, and instead we live as if we were immortal. We postpone, we accumulate, we don’t think.

That incident was the first sign, but I was too young to know, and so life answered me later. Alessandro Baricco in ‘Castelli di rabbia’ says «facts happen that are like questions. A minute passes, or years, and then life answers you “. When I finished reading that book, I felt that my conscience was awake as it was that day when I woke up in the hospital after three days of pharmacological coma and no short-term memory. No matter how heavy what awakens you, because often a very small bullet has the ability to explode internally. Both in the first case, so many years before, and sitting on that plane, I felt lighter, just like when you travel only with hand luggage and give up the superfluous. And if you could give it up once, you can do it for the rest of your days.

Travel is a perfect metaphor for life and we should live like when we travel by carefully choosing only the essentials we will carry with us. It seemed immediately clear to me why I had been warned for the second time: men have a short memory, everyday life, made up of things that we consider important and instead are often only urgent, it sneaks into every draft left by our frenzy , from our carelessness, moving away from ourselves and from what is essential. We learn the lesson, but then we forget it. As every move is to clean our house and our closet, and I have done many, so every fact that shakes us, serves to make us abandon what makes us ballast: things, feelings of guilt, sometimes convictions, people, and above all the fear of losing everything. From failure, from the abyss, from loss, often the possibility arises of finding the one important thing that had long been lost in total unawareness: oneself.

«Less is more». Coco Chanel used to say that every woman, before leaving home, should look in the mirror and take at least one of the things she wears. “More is less”, too much impoverishes. Once a fortune teller, inside his colored trailer looking at my hands, told me that I would not have any children and would travel a lot. I hope to travel a lot, and to travel lighter with every trip.

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Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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