I platani di Riccione

I platani di Riccione

Chi è stato bambino negli anni ottanta mi capirà quando dico che il ricordo del luogo di vacanza, è come un palloncino che ti gonfia il cuore. Non era in voga scoprire il mondo con i neonati, i tagli di capelli degli scolari erano caschi dei Playmobil, e si scompigliavano appena in riva al mare. Sulle spiagge romagnole i bambini si perdevano in continuazione e dagli altoparlanti si faceva un gran lavoro per trovare i genitori. I turisti tedeschi a Riccione viaggiavano in camper o BMW e arrivavano in Riviera dopo una settimana di soggiorno sul Lago di Garda. I loro figli giocavano con i bambini italiani in spiaggia e si intendevano benissimo. Io coltivavo un’amicizia particolare, in parte di convenienza, con un bimbo tedesco, la cui madre mi rimpinzava di cracker ogni volta che facevo la spola dal mio al suo ombrellone, nella totale inconsapevolezza della mia, di madre. Le sale giochi erano sempre affollate perché le console non esistevano e i cinema all’aperto profumavano di Big Babol e doposole. C’era una crema solare molto in voga in quegli anni, sapeva di borotalco, e per molti anni a venire, per me quello è stato il profumo di mia madre. Negli alberghi a tre stelle di Riccione il menù settimanale prevedeva coda di rospo, scaloppine al limone, pomodori gratinati, pasta al pesto, saltimbocca alla romana, lasagne alla bolognese, frittura di calamari e patate fritte. Il sabato sera veniva allestito il tavolo di quello che, dopo svariati anni, avrebbe preso il nome di “cake design”. I turisti tedeschi facevano la colazione salata, gli italiani quella dolce, io mi ammazzavo di marmellate alla ciliegia. Spesso salivo sul tetto del nostro albergo ad annusare il profumo dell’ammorbidente sulla biancheria delle camere stesa al sole e facevo amicizia con le cameriere: alcune erano della Riviera, la maggior parte del sud. Facevano la stagione estiva per guadagnare qualche soldo. I proprietari degli alberghi, spesso, erano anche i portieri di notte, perciò li vedevi dalle quattro del pomeriggio alle 7 di mattina. Quasi sempre si ristrutturavano da soli le stanze durante i mesi invernali. Ho sempre subito il fascino di questa figura: era una via di mezzo tra un confessore e un manager, a qualsiasi ora c’era qualcuno seduto al bancone del bar a raccontargli i peccati, in tutte le lingue, che lui aveva imparato in anni di conversazione. Le maledette tessere elettroniche apriporta per fortuna non esistevano, e così, alla reception, una bella bacheca di legno sorreggeva tutte le chiavi in metallo numerate. A volte qualcuno sbagliava chiave. Che buono l’odore del metallo. L’ascensore sapeva di moquette stanca, vecchia, piena di acari, ed era strettissima, ma per me quello era l’odore della felicità. I proprietari degli stabilimenti balneari erano come dei parenti perennemente abbronzati, che ti aspettavano ogni anno, stessa spiaggia, stesso mare. Gli anziani giocavano a bocce sulla soglia della spiaggia, prendendosi una meritata pausa dalle mogli stese ad essiccare e spesso coinvolgevano i ragazzi, insegnando loro trucchi e parolacce dialettali che non avrebbero più scordato. I bagnini per me erano come degli asceti in meditazione in alto alle loro postazioni, pronti, come dei Superman, a trasformarsi in eroi. C’era una meravigliosa miscellanea di venditori di cocco e spiedini di frutta: la signora di mezza età con il viso segnato dal sole e l’accento romagnolo che urlava “bambini piangete, mi manca l’ultima tegola del tetto”, e il ragazzo napoletano che rendeva la Riviera un pò movimentatamente partenopea. La sera, in Viale Ceccarini, i fotografi ti scattavano fotografie di cui appendevano gli ingrandimenti all’ingresso dei negozi e le stampe animalier sugli abiti delle signore coloravano le strade come una coperta in stile patchwork. Il profumo dello zucchero filato mi accompagnava fino al mio letto, nel quale il sonno si faceva attendere, disturbato, ma non troppo, dall’orchestra di liscio che suonava nella balera sotto la finestra.

Ma c’è un odore che, più di tutti, per me significa vacanze: quello dei platani dei viali interni, silenziosi, con le biciclette parcheggiate fuori dalle case e le foglie che, a fine agosto, iniziano a cadere. Riccione aveva la capacità di essere silenziosissima e chiassosissima, e di trasformarsi da località di vacanza a quartiere residenziale in pochi passi. Non conto più le volte in cui, annusando il particolare odore di questi alberi, ho creduto per qualche attimo di avere ancora 8 anni, e di essere sulla mia automobile rossa fiammante, a sfrecciare sull’autopista, facendo il filo ai copertoni delle gomme, mentre i risciò, con il suono dei loro campanelli, si appropriavano della strada, quella vera, poco distante.

Sono tornata a Riccione recentemente, la città si è fatta un bel lifting, è decisamente bella, vivace, moderna, al passo coi tempi e oltre. I romagnoli sono sempre gli stessi, lavorano tanto e si divertono di più, creano, non si arrendono. Le attività sono passate dai padri ai figli, che accumulano meno ricchezza e investono di più. Si sono inventati il primo stabilimento balneare invernale, una cosa meravigliosa. Ora gli stabilimenti hanno la piscina e il campo sportivo, i lettini massaggianti e la cucina gourmet e gli hotel sul mare sono lussuosi e confortevoli.

Ho scelto un piccolo albergo due stelle a conduzione familiare, proprio in uno di quei viali interni che mi piacciono tanto, sperando di sentire di nuovo quell’odore: il periodo era lo stesso delle mie vacanze da bambina e le foglie iniziavano a cadere… ebbene non è cambiato niente, almeno non per me, nonostante sia cambiato tutto. Quell’odore resiste al tempo, in un intreccio indistricabile con i ricordi che evoca e che fanno bene, anzi benissimo, in un mondo che va così veloce.

Anyone who was a child in the eighties will understand me when I say that the memory of the vacation spot is like a balloon that inflates your heart.  It was not in vogue to discover the world with babies, the haircuts of the schoolchildren were helmets of the Playmobils, and they were just messing up by the sea.  On the beaches of Romagna the children got lost all the time and a lot of work was done on the speakers to find the parents.  German tourists in Riccione traveled by camper or BMW and arrived on the Riviera after a week’s stay on Lake Garda.  Their children played with Italian children on the beach and they understood each other very well.  I cultivated a particular friendship, partly of convenience, with a German boy, whose mother stuffed me with crackers every time I commuted from mine to his umbrella, in the total unawareness of my mother.  The arcades were always crowded because the consoles did not exist and the outdoor cinemas smelled of Big Babol and after sun.  There was a sunscreen very popular in those years, it tasted of talcum powder, and for many years to come, for me that was my mother’s perfume.  In the three-star hotels in Riccione, the weekly menu included monkfish, scallops with lemon, tomatoes au gratin, pasta with pesto, saltimbocca alla romana, lasagna alla bolognese, fried squid and fried potatoes.  On Saturday evening the table was set up of what, after several years, would have taken the name of “cake design”.  German tourists had a savory breakfast, Italians a sweet one, I killed myself with cherry jam.  I often went up to the roof of our hotel to smell the scent of the fabric softener on the linen of the rooms lying in the sun and made friends with the maids: some were from the Riviera, most from the south.  They made the summer season to earn some money.  The owners of the hotels were often also the concierges at night, so you saw them from four in the afternoon to 7 in the morning.  The rooms were almost always refurbished on their own during the winter months.  I have always been fascinated by this figure: it was a cross between a confessor and a manager, at any time there was someone sitting at the bar counter telling him the sins, in all languages, that he had learned in years of  conversation.  The damned electronic door lock cards luckily did not exist, and so, at the reception, a beautiful wooden bulletin board held up all the numbered metal keys.  Sometimes someone was wrong.  How good the smell of metal is.  The lift smelled of tired, old carpeting, full of mites, and it was very tight, but for me that was the smell of happiness.  The owners of the bathing establishments were like perpetually tanned relatives, who waited for you every year, same beach, same sea.  The elderly played pétanque on the threshold of the beach, taking a well-deserved break from the wives hung out to dry and often involved the boys, teaching them tricks and dialectal swear words that they would never forget.  The lifeguards for me were like ascetics in meditation at the top of their posts, ready, like Supermans, to turn into heroes.  There was a wonderful mix of coconut vendors and fruit skewers: the middle-aged lady with her face marked by the sun and the Romagna accent that screamed “children cry, I miss the last tile on the roof”, and the boy  Neapolitan that made the Riviera a little lively in Naples.  In the evening, in Viale Ceccarini, the photographers took pictures of you, which they magnified at the entrance of the shops and the animal prints on the ladies’ clothes colored the streets like a patchwork-style blanket.  The scent of cotton candy accompanied me to my bed, where sleep was delayed, disturbed, but not too much, by the orchestra of ballroom dancing in the dance hall under the window.

But there is a smell that, more than anyone else, means holidays for me: that of the plane trees of the internal avenues, silent, with bicycles parked outside the houses and the leaves that, at the end of August, begin to fall.  Riccione had the ability to be very quiet and very noisy, and to transform itself from a holiday resort to a residential neighborhood in just a few steps.  I no longer count the times when, smelling the particular smell of these trees, I thought for a few moments that I was still 8 years old, and that I was on my shiny red car, darting on the autopista, making the thread on the tires of the tires,  while the rickshaws, with the sound of their bells, appropriated the road, the real one, not far away.

I recently returned to Riccione, the city has had a nice facelift, it is definitely beautiful, lively, modern, in step with the times and beyond.  The people of Romagna are always the same, they work a lot and have more fun, they create, they don’t give up.  Activities have moved from fathers to children, who accumulate less wealth and invest more.  They invented the first winter bathhouse, a wonderful thing.  Now the establishments have a swimming pool and sports field, massage beds and gourmet cuisine and the hotels on the sea are luxurious and comfortable.

I chose a small two-star family-run hotel, right in one of those internal avenues that I like so much, hoping to smell that again: the period was the same as my holidays as a child and the leaves were starting to fall … well  nothing has changed, at least not for me, although everything has changed.  That smell resists time, in an indestructible intertwining with the memories it evokes and that are good, indeed very good, in a world that goes so fast.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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