… Eppure sono milanese

… Eppure sono milanese

Sullʼonda di un bellissimo pensiero di un milanese dʼadozione nato in Sicilia che ho appena letto, mi è venuta voglia di parlare di Milano. Non ho dovuto percorrere così tanti chilometri come lui quando mi sono trasferita qui, ma si trattava pur sempre di qualcosa di estremamente diverso da quello a cui ero abituata. Per me Milano da ragazzina significava due cose: gli amici milanesi con cui trascorrevo lʼestate perché venivano in villeggiatura e le bigiate in treno. Noi ragazzini vedevamo gli amici milanesi come degli alieni, perché parlavano di cose “strane”. Alessandro viveva sul mio pianerottolo, passava lʼestate dai nonni e  aveva un arsenale di LEGO. Sara era riccioluta, le piaceva un ragazzo con la moto e ci scambiavamo i vestiti perché il padre era un poʼ geloso e così non lʼavrebbe riconosciuta vedendola sfrecciare seduta dietro.
Il vero impatto con Milano è avvenuto quando mi sono iscritta allʼuniversità ed è stato orrendo: il viaggio in treno durava unʼora e mezza e, diciamocelo, negli anni novanta non era così splendente, moderna e cosmopolita, dove adesso cʼè Piazza Gae Aulenti la sera cʼera il coprifuoco.

Ho odiato questa città giurando che le sarei stata lontana sempre. Ho trascorso diversi anni tranquilli in Brianza e nel frattempo ho  conosciuto persone nuove trapiantate qui, in particolare il mio amico Marco, che mi diceva quanto amasse questa città che lo aveva adottato e mi raccontava che andava a lavorare a piedi allʼalba per coglierne tutta la bellezza.

Poi la vita mi ha portata proprio qui, quando ormai quellʼodio era scemato, per via della maturità (e soprattutto delle bellissime mostre che nel frattempo avevo visto). Quando ti sposti per seguire qualcosa che per te ha importanza, siamo onesti, il luogo ti interessa poco e invece piano piano sono entrata in quel tunnel per cui, dovunque vai, a un certo punto ti esce dai denti quella frase… “eh però a Milano… “. Il mio nei suoi  confronti non è amore, credo piuttosto dipendenza, condita da un poʼ di odio per quelle cose che non mando giù. Sono dipendente dai suoi ristoranti, dalla sua esuberanza di potenziali opportunità, di tutti i tipi, dalla sua comodità. Non sopporto il suo egoismo, la sua estrema attenzione allʼapparenza, la sua spietatezza. Questa è una città piena di “vorrei-ma-non-posso” quando invece è fatta per i “voglio-e-posso”. Se dovessi accostarle una parola sceglierei “competizione” e non parlo solo di lavoro, parlo di tutto. Competitivo lo diventi per forza, fosse anche solo quando prendi la metro. Ecco, io sono una persona estremamente rilassata e mi piace vivere senza stress, se ci aggiungiamo il fatto che ho sempre badato poco al parere degli altri, teoricamente Milano non avrebbe dovuto avere un grosso impatto su di me e invece sono  cambiata più in un anno e mezzo che in tutta la vita.

Ho imparato a riconoscere quelli che arrancano per cercare di sembrare quello che non sono, ho imparato che non bisogna scegliere tra contenitore e contenuto, poiché la cosa migliore è scegliere entrambi, ho imparato ad uscire dai miei schemi. Questa è una città che si prende e ti dà il meglio, non è adatta a chi aspetta la manna dal cielo, ma ricompensa adeguatamente chi si rimbocca le maniche e in questo è estremamente democratica. Ma è anche una città in cui non puoi permetterti di essere debole. Forse sarei più una da Roma, da bellezza violenta e molle, non austera, materna, ma a volte la vita ci porta lontano da ciò che si addice al nostro temperamento.

On the wave of a beautiful thought of an adoptive Milanese born in Sicily that I just read, I wanted to talk about Milan. I didn’t have to travel so many kilometers as he did when I moved here, but it was still something extremely different from what I was used to. For me Milan as a young girl meant two things: the Milanese friends with whom I spent the summer because they came on holiday and the chariots on the train. We kids saw our Milanese friends as aliens, because they talked about “strange” things. Alessandro lived on my landing, he spent his summer with his grandparents and had a LEGO arsenal. Sara was curly-haired, she liked a boy on a motorbike and we exchanged clothes because her father was a little jealous and so she wouldn’t have recognized her when she saw her darting behind.

The real impact with Milan came when I enrolled at the university and it was horrible: the train journey lasted an hour and a half and, let’s face it, in the nineties it was not so bright, modern and cosmopolitan, where now there is Piazza Gae Aulenti in the evening there was the curfew.

I hated this city swearing that I would always be away. I spent several quiet years in Brianza and in the meantime I met new people transplanted here, in particular my friend Marco, who told me how much he loved this city that had adopted him and he told me he was going to work on foot at dawn to catch all the beauty .

Then life brought me right here, when by now that hatred had diminished, because of maturity (and above all of the beautiful exhibitions I had seen in the meantime). When you move to follow something that matters to you, let’s be honest, the place is of little interest to you and instead I slowly went into that tunnel so that, wherever you go, at some point you get that sentence out of your teeth … “Eh but to Milan … “. Mine to him is not love, I think rather addictive, seasoned with a bit of hatred for those things I don’t send down. I am dependent on his restaurants, his exuberance of potential opportunities, of all kinds, his comfort. I can’t stand his selfishness, his extreme attention to appearance, his ruthlessness. This is a city full of “I wish-but-I can’t” when instead it is made for “I want-and-can”. If I had to approach a word I would choose “competition” and I’m not just talking about work, I’m talking about everything. Competitively you become it by force, even if it is only when you take the metro. Here, I am an extremely relaxed person and I like to live without stress, if we add the fact that I have always paid little attention to others, theoretically Milan should not have had a big impact on me and instead I changed more in a year and a half that in all life.

I learned to recognize those who are lagging behind trying to look like what they are not, I learned that you don’t have to choose between container and content, because the best thing is to choose both, I learned to get out of my patterns. This is a city that takes and gives you the best, is not suitable for those who expect manna from heaven, but adequately rewards those who roll up their sleeves and in this is extremely democratic. But it’s also a city where you can’t afford to be weak. Perhaps I would be more from Rome, from violent and soft beauty, not austere, maternal, but sometimes life takes us far from what is suited to our temperament.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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