Elafonissos: sigà-sigà

Elafonissos: sigà-sigà

Quando ho programmato il mio viaggio in Peloponneso, cercavo unicamente il maggior livello di isolamento possibile considerando il periodo, non di altissima, ma comunque di alta stagione. E invece, oltre all’isolamento, ho trovato anche un viaggio del cuore, che si è concluso, come ho scritto nel post sul Peloponneso, sull’isola di Elafonissos. Mentre reperivo informazioni, guardando la cartina, ho visto un puntino al largo della costa, e ho deciso di scoprire di cosa si trattasse. Inizio col dire che gran parte della tranquillità di Elafonissos è dovuta a due fattori: il più importante è la scomodità, perché per raggiungere l’isola bisogna necessariamente attraversare tutto il Peloponneso fino a sud, fino al paesino di Pounta, dal quale partono i traghetti, che impiegano dieci minuti ad arrivare, in quanto l’isola si trova a soli 570 metri dalla costa.

Se arrivate all’aeroporto di Atene e noleggiate un’ auto, ci vorranno circa quattro ore per arrivarci. Se invece arrivate all’aeroporto di Kalamata vi ci vorranno circa tre ore. Se traghettate su Patrasso, considerate quattro ore e mezza. Il secondo è il fatto che qui i turisti fanno la stessa vita degli abitanti e, a parte qualche affittacamere e locali a conduzione familiare, non esistono strutture ricettive turistiche o vita notturna. I ristorantini sul porto sono dei pescatori che la mattina escono con le loro barche in legno. Elafonissos è vera. La conseguenza è che, chi arriva qui, magari un po’ impreparato come ero io, non può che fare proprio il mood dell’isola, mescolandosi a tal punto con i suoi abitanti, poche centinaia, da non essere più così tanto turista. Questa è un’isola piccola, nemmeno venti chilometri quadrati di rara bellezza, che sembra fatta apposta per chi vuole essere dimenticato.

Sigà-sigà è il mantra di chi questa isola la possiede veramente. Significa “lento-lento”, e non potrebbe essere diversamente: qui i bisogni si fanno essenziali ed ogni cosa prende il giusto posto, esattamente come in tutti i luoghi del mondo in cui la bellezza fa troppo rumore per non ascoltarla. Le cose urgenti non sono quasi mai le più importanti. Quando lo capisci diventi saggio.

Come per tutto il resto del Peloponneso, anche Elafonissos è molto lontana dall’idea che si ha della Grecia. Soprattutto il mare qui è diverso, perde il suo caratteristico blu intenso, per diventare decisamente caraibico, trasparente. La spiaggia più famosa, mozzafiato, è quella di Simos, in cui crescono i gigli di mare e le tartarughe depositano le uova, la laguna Stroghyil è un’oasi per 132 specie di uccelli e la spiaggia di Panaria ha alle proprie spalle un bosco di ginepri, ma il mio consiglio è quello di lasciarsi sorprendere da nuovi scorci, lasciare l’auto a bordo della strada deserta e inseguire il proprio mare. Come se ci fosse bisogno di dirlo, ad Elafonissos si mangia pesce freschissimo, il “dove” non importa particolarmente, ma io ho un bellissimo ricordo di una serata trascorsa da Konstantinos-Evanghelia, proprio nella parte finale della passeggiata sul porticciolo.

Me li immagino già, i moderni Mattia Pascal, a bere l’ouzo nelle taverne la sera, ciascuno ignaro della precedente vita dell’altro, con il sorriso di chi si è riappropriato di se stesso.

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