Creta e l’equilibrio universale

Creta e l’equilibrio universale

Non seguo particolari filosofie di vita, tantomeno ho la suggestione facile, eppure, la mia prima sera sull’isola di Creta è stata quasi un’esperienza mistica, che mi ha lasciato la convinzione dell’esistenza dell’equilibrio universale. Mi spiego meglio. Questo viaggio è partito decisamente in salita, per via della mia valigia smarrita, evento nuovo per me, al quale non mi ero preparata, come converrebbe fare, portandomi un cambio nel bagaglio a mano. La serata è proseguita anche peggio, con la batteria dell’automobile a noleggio che si è completamente scaricata pochi minuti dopo essere partiti, mentre il gestore dell’appartamento in cui alloggiavamo ad Agios Nikolaos, ci stava gentilmente facendo strada per portarci a mangiare del pesce fresco, e a quel punto avremmo mangiato tutti insieme. Cosa non di poca importanza, i mesi precedenti a questo viaggio non erano stati dei più facili, da più punti di vista, e soprattutto, in quei mesi mi facevo un sacco di domande senza trovare delle risposte che mi donassero serenità. Quella sera il mio umore era nero, ero stanca fisicamente e mentalmente e non avevo alcuna voglia di condividere il momento della cena con un perfetto estraneo, benché se non fosse stato per il suo aiuto, con l’auto ferma a parecchi chilometri dall’alloggio, il noleggiatore che parlava solo greco e la strada completamente deserta, la serata sarebbe andata anche peggio. Riuscivo solo a pensare che non avevo nulla da mettermi e avevo davanti tre settimane di viaggio itinerante.

Inaspettatamente, quella cena si è rivelata molto di più di un modo per sdebitarci con il nostro salvatore, perché lui, nel tempo di quella cena, è come se avesse risposto a tutte le mie domande. Si è parlato di amore, e quando le persone di una certa età parlano d’amore con quel rispetto e quella convinzione, vanno solo ascoltate. Si è parlato di destino, e lui mi ha insegnato che i problemi non nascono da quello che ci accade, ma dalla nostra resistenza a quello che ci accade. Si è parlato della somiglianza tra greci e italiani, «una fazza, una razza» diceva, come in “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores fa il sacerdote ortodosso di fronte al soldato italiano. Quella sera ho pensato che i greci fossero come gli italiani di trent’anni fa: ancora autentici, non troppo corrotti da internet, ancora capaci di guardare negli occhi dei perfetti sconosciuti creando un’atmosfera straordinaria. Allora forse tutto aveva un senso, era un percorso da compiere per arrivare a provare quella sensazione di consapevolezza che non avevo mai provato. La vita toglie, la vita dà, ecco l’equilibrio. È che noi siamo troppo occupati a pensare a quello che abbiamo perso, per accorgerci di quello che abbiamo trovato. Tutto ciò che è successo dopo quella cena, tutto ciò che Creta mi ha regalato, anche a livello umano, non è stato un semplice viaggio, ma molto di più. Ho sempre ricercato la stessa emozione nei viaggi successivi, senza ritrovarla.

Ecco cosa mi è rimasto addosso di Creta: le sue strade, i chilometri macinati, le sue curve, come metafora della vita. Ad ogni curva ho capito che quello è un posto benedetto, perfetto. Ho visto tanti paesaggi straordinari in giro per il mondo, ho visto mari esotici, animali selvaggi, paesaggi lunari, piante rare, testimonianze di storie millenarie, ho incontrato sorrisi che non ho più dimenticato. Ma mai così tanto tutto insieme.

Perfino dal satellite sono evidenti i mille paesaggi di quest’isola, alla quale non manca veramente nulla. La natura qui si è divertita, donando a questo gioiello incastonato tra il Mar Egeo e il Mar Libico, montagne, spiagge, scogliere, pianure, millenni di storia alla quale apparteniamo e che hanno lasciato testimonianza tangibile attraverso l’arte. Siamo più vicini all’Africa che all’Europa, eppure il senso di appartenenza al Mediterraneo pervade ogni cosa, segno che forse l’Europa è soltanto un’invenzione politica.

Il mio viaggio inizia da Heraklion, città in cui si trova l’aeroporto principale e in cui l’impronta veneziana e quella turca sono ben visibili nella struttura urbanistica. Nel Museo archeologico di Heraklion sono presenti cinquemila anni di storia suddivisi in ventidue sale. Non troverete al mondo sito più importante per quanto riguarda la civiltà minoica.

La seconda tappa è il Palazzo di Cnosso, ad un quarto d’ora di auto da Heraklion. Vi rendete conto? Proprio il palazzo del Minotauro, quello che avevo visto sui libri di scuola, era lì, davanti ai miei occhi. Vi rendete conto che alcune delle nostre espressioni verbali più comuni nascono da qui? Per esempio con il termine “dedalo” di strade ci riferiamo a Dedalo, l’ideatore del labirinto di Minosse. Ogni volta che parliamo di “filo di Arianna” ci riferiamo ad un racconto della mitologia ambientato a Cnosso. Il palazzo nel corso del tempo è andato quasi completamente distrutto ed è stato ricostruito in maniera diciamo così piuttosto “fantasiosa” dall’archeologo inglese Arthur Evans. Nonostante questo, non potete perdervelo, d’altronde i reperti sono tantissimi.

La terza tappa è la cittadina di Agios Nikolaos, un’ora di strada da Cnosso – stiamo procedendo da nord verso est – probabilmente la località più turistica di tutta l’isola, ma soltanto per quanto riguarda la costa, lungo la quale si susseguono dieci chilometri di spiagge, attrezzate e non, dall’acqua cristallina. L’interno della cittadina conserva la sua vocazione rurale, rappresentata nel Museo etnologico, nel quale potete vedere una ricca collezione di strumenti da lavoro tradizionali. Sul lungomare potete trovare una gran quantità di locali di ogni genere e qui vorrei introdurre un concetto che mi sta molto a cuore: a Creta si mangia divinamente, d’altronde con una ricchezza territoriale del genere sarebbe difficile il contrario. Questa è zona di viti e ulivi e, pur essendo circondata dal mare, la sua è una cucina di terra. Di fronte alla costa di Agios Nikolaos si trova la Fortezza di Spinalonga, un’isola fortificata dai veneziani alla fine del 1500 per proteggerla dalle invasioni turche. All’inizio del 1900 Spinalonga divenne un lebbrosario per i cretesi malati. L’ultimo suo abitante, un sacerdote ortodosso, la abbandonò nel 1962. Dagli anni ’70 gli edifici di Spinalonga furono ristrutturati e l’isola divenne un importante sito turistico, oggi patrimonio dell’umanità dell’ UNESCO.

Da qui in poi inizia la Creta che non potete perdervi, ovvero quella sconosciuta, che non trovate quasi mai sulle guide di viaggio: la costa meridionale. Creta, la più grande fra le isole greche, l’unica ad essere completamente indipendente dal punto di vista economico e produttivo, con un tasso di disoccupazione del quattro percento, un sesto della media nazionale, vede il concentrarsi delle proprie attività, anche turistiche, a nord. Ma è il sud che vi regalerà la sensazione di perdervi, soli, tra i suoi tornanti e le strade panoramiche, in un trionfo di natura.

La quarta tappa è dunque Hora Sfakion, tre ore di auto da Agios Nikolaos se passate da nord e scegliete il percorso più veloce, molto di più se decidete di passare per Lerapetra, dunque da sud. Come raccontavo nel mio post sulla pensione Coral, Sfakia doveva essere semplicemente il punto di appoggio per raggiungere l’isoletta di Gavdos, punto in assoluto più a sud d’Europa, in mezzo al Mar Libico, ritrovo di moderni hippy, e invece è diventato il motivo per cui ho Creta nel cuore. In questo punto d’Europa battuto dal vento di meltemi, ci si rimette alle decisioni del Mar Libico, cosa che ho dovuto fare anche io. Qui tutto è lento e commovente. E totalmente autentico. Sfakia è un minusco porticciolo con pochi ristorantini e qualche camera in affitto, in cui le torte della colazione sono come quelle delle mamme e il mare è indescrivibile. C’è una spiaggia di sassi raggiungibile a piedi dal porto, in corrispondenza dell’unico ristorante non sul porto: Llingas beach. La si raggiunge dalla strada panoramica che sovrasta il porticciolo. Voi non potete immaginare la bellezza di tutto questo. La vostra passeggiata lungo la strada, durerà più del tempo necessario a raggiungere la spiaggia, per via del panorama che vi troverete davanti. E del silenzio perfetto per contemplarlo, perché da quella strada non passa mai nessuno. E se vedrete delle teste di capra appese all’esterno di una staccionata, ordinate minuziosamente in base alla grandezza delle corna, probabilmente quella visione vi sembrerà più folkloristica che raccapricciante.

Questa è la vista dalla veranda del ristorante. Deserto, neanche a dirlo.

Ovviamente nei ristorantini del porto si mangia il pescato del giorno, lo vedete arrivare con le barche dei pescatori e poco dopo esposto vicino ai tavoli. Tutto sa di semplicità.

La tappa successiva è la sconosciuta Frangokastello, venti minuti di auto da Hora Sfakion (http://www.lacacciatricediemozioni.it/si-spengono-le-luci-e-si-accendono-le-stelle/#). Se aveste soltanto tre giorni da spendere a Creta, vi direi di dimenticarvi di tutto quello che vi ho raccontato prima e che tanti prima di me hanno raccontato, e di venire direttamente qui. Perché tutto il resto perde di importanza, se paragonato a questo pezzo di isola. A Frangokastello non c’è nulla. Non un centro abitato, non un lungomare. Solo un castello, perfettamente conservato, costruito dai veneziani nel 1371, un mini market, un ristorante abbandonato che pare un covo di pirati, appartamenti in affitto, un residence chiamato Fata Morgana e, ovviamente, l’ Hotel Coral, di cui parlo nel post al link sopra. Ed è proprio per questo motivo che dovete venirci, perché vi sembrerà di essere i primi a scoprire questo posto sperduto, fatto di spiagge da favola da raggiungere a piedi, taverne in cui si mangia benissimo, e vita semplice. A proposito di cibo, vi segnalo la taverna Vatalos. Provare per credere. Frangokastello è un posto perfetto per ricaricare le batterie, lontano dal resto del mondo. Le spiagge a Frangokastello regalano un mare trasparente e caldo, sempre calmo, e una vegetazione ricca. C’è quella più comoda, immediatamente davanti al castello, c’è la panoramica Orthi Amnos, raggiungibile attraverso una scaletta alla fine del residence Fata Morgana, e poi c’è Mary Beach, due chilometri da Orthi Amnos, più raccolta. Le ultime due sempre deserte, anche in piena stagione. Se potete, veniteci in giugno: non incontrerete davvero nessuno e le giornate saranno lunghissime, il sole non tramonta prima delle 21, e lascia piano piano spazio ad un incantevole cielo stellato, grazie alla scarsità di illuminazione artificiale.

Ad un’ora e quaranta minuti da Frangokastello, si trova la penultima tappa del mio viaggio a Creta: Chania. Siamo ritornati sulla costa settentrionale, riavvicinandoci ad Heraklion, per il volo di ritorno. Chania è stata capoluogo di Creta fino al 1971, prima di Heraklion e, come quest’ultima, ha subìto la dominazione turca e quella veneziana, delle quali sono ben evidenti le tracce. È infatti definita “La Venezia d’Oriente” e camminando per il suo porto veneziano, sembra davvero di riconoscerne gli scorci.

Chania ha un museo archeologico piuttosto importante, non a caso ci troviamo nell’isola greca paradiso degli archeologi, ed un museo bizantino. E per chi vuole coniugare cultura e natura, da qui è possibile partire per scoprire le Montagne Bianche dell’isola, che superano i duemila metri di altezza. Vi devo assolutamente segnalare un ristorante, il mio preferito di tutta l’isola. Ve ne innamorerete all’istante per la location, il cibo, i musicisti con gli strumenti tradizionali greci. Si chiama To Kotorouki, è una vera taverna greca e si trova in centro ma in una via defilata.

La stessa sera in cui ho cenato in questo ristorante, ho conosciuto una persona simpaticissima, Joel, ballerino cubano e insegnante di balli caraibici trapiantato a Creta, sposato con una pittrice. La serata è finita a bere e chiacchierare al tavolino di un bar. I viaggi sono fatti di persone.

L’ultima tappa è la spiaggia di Elafonissi. ad un’ora e mezza di auto da Chania. Stiamo parlando di una delle spiagge più belle al mondo. Piante aromatiche selvatiche, sabbia rosa, mare turchese. Non c’è bisogno di aggiungere altro, se non che, a differenza di altri luoghi dell’isola, è molto affollata. Si raggiunge attraverso una strada panoramica che vale il viaggio. In corrispondenza del parcheggio, ultimo punto utile in cui lasciare l’auto, c’è una zona di ristoro, l’unica, prettamente turistica. Ve la sconsiglio vivamente.

Il mio viaggio a Creta si conclude qui. In realtà ci sarebbe molto altro da vedere, io purtroppo ho dovuto fare i conti con i tempi, essendo stata Creta una tappa di un viaggio più lungo. Come minimo mancano le Gole di Samaria e Il Sito archeologico di Festo, l’isoletta di Gavdos, alla quale ho dovuto rinunciare, più molti altri siti archeologici. In conclusione posso dire che Creta è stata una sorpresa per il suo mare, la sua vegetazione, la sua storia e la sua gente e uno dei pochi luoghi in cui vorrei tornare.

I do not follow particular philosophies of life, much less have the easy suggestion, yet, my first evening on the island of <strong> Crete </strong> was almost a mystical experience, which left me with the conviction of the existence of universal balance. I’ll explain. This journey has definitely started uphill, because of my lost suitcase, a new event for me, which I had not prepared for, as it would be better to do, taking a change in my hand luggage. The evening continued even worse, with the rental car battery completely discharged a few minutes after leaving, while the manager of the apartment in which we stayed in Agios Nikolaos, was kindly making our way to take us to eat fish fresh, and then we would all eat together. Of no small importance, the months preceding this trip had not been the easiest, from many points of view, and above all, in those months I asked myself a lot of questions without finding answers that would give me serenity. That evening my mood was black, I was physically and mentally tired and I had no desire to share the moment of dinner with a perfect stranger, although if it hadn’t been for his help, with the car stopped several kilometers from the house , the charterer who spoke only Greek and the road completely deserted, the evening would have been even worse. I could only think that I had nothing to wear and I had three weeks of traveling before me.

Unexpectedly, that dinner turned out to be much more than a way to repay us with our savior, because in the time of that dinner, it’s as if he had answered all my questions. We talked about love, and when people of a certain age talk about love with that respect and conviction, they just need to be listened to. We talked about destiny, and he taught me that problems do not arise from what happens to us, but from our resistance to what happens to us. There has been talk of the similarity between the Greeks and the Italians, “a fool, a race,” he said, as in “Mediterraneo” by Gabriele Salvatores he is an orthodox priest facing the Italian soldier. That evening I thought that the Greeks were like the Italians of thirty years ago: still authentic, not too corrupt by the Internet, still able to look into the eyes of perfect strangers, creating an extraordinary atmosphere. Then perhaps everything had a meaning, it was a path to take to get to experience that feeling of awareness that I had never felt. Life takes away, life gives, here is balance. It is that we are too busy thinking about what we have lost, to notice what we have found. Everything that happened after that dinner, all that Crete gave me, even on a human level, was not a simple journey, but much more. I have always sought the same emotion on subsequent trips, without finding it.

Here is what I was left with in Crete: its streets, the milled miles, its curves, as a metaphor for life. At every turn I realized that this is a perfect, blessed place. I saw so many extraordinary landscapes around the world, I saw exotic seas, wild animals, lunar landscapes, rare plants, testimonies of millennial stories, I met smiles that I never forgot. But never so much all together.

Even the satellite shows the thousand landscapes of this island, to which nothing is really missing. Nature has had fun here, giving this jewel set between the Aegean Sea and the Libyan Sea mountains, beaches, cliffs, plains, millennia of history to which we belong and which have left tangible evidence through art. We are closer to Africa than to Europe, yet the sense of belonging to the Mediterranean pervades everything, a sign that perhaps Europe is only a political invention.

My journey starts from <strong> Heraklion </strong>, the city where the main airport is located and where the <strong> Venetian </strong> and <strong> Turkish </strong> footprints are clearly visible in the urban structure. In the <strong> Archaeological Museum </strong> of Heraklion there are five thousand years of history divided into twenty-two rooms. You will not find the world’s most important site regarding the Minoan civilization.

The second stop is the <strong> Palazzo di Cnosso </strong>, a quarter of an hour drive from Heraklion. Do you realize that? Just the palace of the Minotaur, the one I had seen in school books, was there, before my eyes. Do you realize that some of our most common verbal expressions are born from here? For example, with the term “maze” of roads we refer to Daedalus, the creator of the Minosse labyrinth. Every time we talk about “Ariadne’s thread” we refer to a tale of mythology set in Knossos. Over time, the palace has been almost completely destroyed and has been rebuilt in a manner so we say rather “imaginative” by the English archaeologist Arthur Evans. Despite this, you can’t miss it, on the other hand there are so many finds.

The third stop is the town of <strong> Agios </strong> <strong> Nikolaos </strong>, an hour’s drive from Knossos – we are proceeding from north to east – probably the most touristic place of the whole island, but only with regard to the coast, along which ten kilometers of equipped and unspoiled beaches follow one another, with crystal clear water. The interior of the town retains its rural vocation, represented in the <strong> Ethnological Museum </strong>, where you can see a rich collection of traditional work tools. On the waterfront you can find a large number of clubs of all kinds and here I would like to introduce a concept that is very close to my heart: in Crete we eat divinely, on the other hand with a territorial richness of this kind the opposite would be difficult. This is an area of vines and olive trees and, despite being surrounded by the sea, his is a land kitchen. Opposite the coast of Agios Nikolaos is the <strong> Spinalonga Fortress </strong>, an island fortified by the Venetians in the late 1500s to protect it from Turkish invasions. In the early 1900s Spinalonga became a leper colony for sick Cretans. His last inhabitant, an Orthodox priest, abandoned it in 1962. Since the 1970s the buildings of Spinalonga were restored and the island became an important tourist site, today <strong> UNESCO world heritage site </strong> .

From here on, the Crete begins which you cannot miss, that is the unknown one, which you almost never find on travel guides: the southern coast. Crete, the largest of the Greek islands, the only one to be completely independent from an economic and productive point of view, with an unemployment rate of four percent, one sixth of the national average, sees the concentration of its activities, also tourist, North. But it is the south that will give you the feeling of getting lost, alone, between its bends and the panoramic roads, in a triumph of nature.

The fourth stage is therefore <strong> Hora Sfakion </strong>, three hours drive from Agios Nikolaos if you pass by the north and choose the fastest route, much more if you decide to pass through Lerapetra, therefore from the south. As I told in my post on the pension Coral, Sfakia had to be simply the point of support to reach the islet of <strong> Gavdos </strong>, absolutely the most southern point of Europe, in the middle of the Libyan Sea, meeting point of modern hippies, and instead became the reason why I have Crete in my heart. In this point of Europe beaten by the meltemi wind, we refer to the decisions of the Libyan Sea, which I had to do too. Here everything is slow and moving. And totally authentic. Sfakia is a tiny port with a few restaurants and some rooms for rent, where the breakfast cakes are like mothers’ ones and the sea is indescribable. There is a pebble beach reachable on foot from the port, at the only restaurant not on the port <strong>: Llingas beach </strong>. It can be reached from the panoramic road that overlooks the marina. You cannot imagine the beauty of all this. Your walk along the road, will last more than the time needed to reach the beach, due to the view that you will find in front of you. And the perfect silence to contemplate it, because no one ever passes by that road. And if you see goat heads hanging outside a fence, meticulously sorted according to the size of the horns, that vision will probably seem more folkloric than gruesome.

Obviously in the restaurants of the port you eat the catch of the day, you see it arrive with the boats of the fishermen and shortly after exposed near the tables. Everything smacks of simplicity.

The next stop is the unknown <strong> Frangokastello </strong>, twenty minutes drive from Hora Sfakion (<a href = “http://www.lacacciatricediemozioni.it/si-spiene-le-luci-e-si- turn-the-stars / # “> http://www.lacacciatricediemozioni.it/si-spengono-le-luci-e-si-accendono-le-stelle/# </a>). If you had only three days to spend in Crete, I’d tell you to forget about everything I told you before and how many people told me before, and to come directly here. Because everything else loses its importance, compared to this piece of island. There is nothing in Frangokastello. Not a town, not a waterfront. Only a perfectly preserved castle built by the Venetians in 1371, a mini market, an abandoned restaurant that looks like a pirate’s den, apartments for rent, a residence called Fata Morgana and, of course, the <strong> Hotel Coral </ strong >, of which I speak in the post to the link above. And it is precisely for this reason that you must come here, because it will seem to you to be the first to discover this lost place, made up of fabulous beaches to be reached on foot, taverns in which one eats very well, and a simple life. Speaking of food, we point out the tavern <strong> Vatalos </strong>. Seeing is believing. Frangokastello is a perfect place to recharge your batteries, away from the rest of the world. The beaches in Frangokastello offer a transparent and warm sea, always calm, and rich vegetation. There is the most comfortable, immediately in front of the castle, there is the panoramic <strong> Orthi Amnos </strong>, reachable through a ladder at the end of the residence <strong> Fata Morgana </strong>, and then there is <strong> Mary Beach </strong>, two kilometers from Orthi Amnos, more collected. The last two always deserted, even in full season. If you can, come in June: you won’t really meet anyone and the days will be very long, the sun doesn’t set before 9pm, and it slowly leaves space to an enchanting starry sky, thanks to the scarcity of artificial lighting.

An hour and forty minutes from Frangokastello is the penultimate stage of my trip to Crete: <strong> Chania </strong>. We returned to the northern coast, returning to Heraklion, for the return flight. Chania was the capital of Crete until 1971, before Heraklion and, like the latter, underwent Turkish and Venetian domination, the traces of which are clearly evident. It is in fact defined “<strong> The Venice of the East </strong>” and walking through its Venetian port, it really seems to recognize its views.

Chania has a rather important archaeological museum, so it is no coincidence that we are in the Greek island of archaeologists, and a Byzantine museum. And for those who want to combine culture and nature, from here you can leave to discover the <strong> White Mountains </strong> of the island, which exceed two thousand meters in height. I absolutely have to point out a restaurant, my favorite of the whole island. You will instantly fall in love with the location, the food, the musicians with traditional Greek instruments. It is called <strong> To Kotorouki </strong>, it is a true Greek tavern and is located in the center but in a secluded street.

The same evening I had dinner in this restaurant, I met a very nice person, Joel, a Cuban dancer and teacher of Caribbean dances who moved to Crete, married to a painter. The evening ended up drinking and chatting at a bar table. Trips are made of people.

The last stop is the <strong> Elafonissi beach </strong>. an hour and a half drive from Chania. We are talking about one of the most beautiful beaches in the world. Wild aromatic plants, pink sand, turquoise sea. No need to add anything else, except that, unlike other places on the island, it is very crowded. It is reached via a scenic road that is worth the trip. In correspondence of the parking, the last useful point in which to leave the car, there is a refreshment area, the only one, purely for tourism. I strongly discourage you.

My trip to Crete ends here. In reality there would be much more to see, unfortunately I had to deal with the times, having been a stage in Crete for a longer journey. As a minimum, the <strong> Gorges of Samaria </strong> and <strong> The Archaeological Site of Phaistos </strong>, <strong> the islet of Gavdos </strong>, which I had to give up, plus many more are missing archaeological sites. In conclusion I can say that Crete was a surprise for its sea, its vegetation, its history and its people and one of the few places where I would like to return.

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Su di me

Sono una cacciatrice di emozioni e cieli stellati, buongustaia, con una personalità complessa e gusti semplici.

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